6. Lo spirito che trasforma

 

Il vangelo di Gesù Cristo: Lo Spirito che trasforma

Video della sesta sessione plenaria

X Convegno Nazionale 2015

Domenica 6 Dicembre

Traduce Andrea Papini

 

Lettura biblica: Galati 5:16-26

16 Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. 17 Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare quello che vorreste. 18 Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge.
19 Ora le opere della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20 idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali, come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di Dio.
22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; 23 contro queste cose non c’è legge.
24 Quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. 25 Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche guidati dallo Spirito.
26 Non siamo vanagloriosi, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

5. Le conseguenze eterne

 

Il vangelo di Gesù Cristo: Le conseguenze eterne

Video della quinta sessione plenaria

X Convegno Nazionale 2015

Domenica 6 Dicembre

Traduce Andrea Papini

 

Lettura biblica: Luca 16:19-31

19 «C’era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente; 20 e c’era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, 21 e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. 22 Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto. 23 E nell’Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; 24 ed esclamò: “Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”. 25 Ma Abraamo disse: “Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. 26 Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”. 27 Ed egli disse: “Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento”. 29 Abraamo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”. 30 Ed egli: “No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno”. 31 Abraamo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita”».

4. La risurrezione e il dubbio

 

Il vangelo di Gesù Cristo: La risurrezione e il dubbio

Video della quarta sessione plenaria

X Convegno Nazionale 2015

Sabato 5 Dicembre

Traduce Andrea Papini

Lettura biblica: Giovanni 20:24-31

24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
30 Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

 

 

 

3. La giustificazione

Il vangelo di Gesù Cristo: La giustificazione

Video della terza sessione plenaria

X Convegno Nazionale 2015

Sabato 4 Dicembre

Traduce Andrea Papini

 

Lettura biblica: Romani 3:21-26

21 Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: 22 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono – infatti non c’è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, 26 al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù.

2. La nuova nascita

Il vangelo di Gesù Cristo: La nuova nascita

Video della seconda sessione plenaria

X Convegno Nazionale 2015

Sabato 5 Dicembre

Traduce Andrea Papini

 

Lettura biblica: Giovanni 3:1-21

1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 2 Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui». 3 Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». 4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”. 8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». 9 Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» 10 Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? 11 In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. 12 Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? 13 Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo.
14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21 ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».

 

 

 

1. Un tema d’importanza primaria

Il vangelo di Gesù Cristo: Un tema d’importanza primaria

Video della prima sessione plenaria

X Convegno Nazionale 2015

Venerdì 4 Dicembre

Traduce Andrea Papini

 

Lettura biblica: 1 Corinzi 15:1-19

1 Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, 2 mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano.
3 Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; 4 che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; 5 che apparve a Cefa, poi ai dodici. 6 Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. 7 Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; 8 e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; 9 perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. 10 Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 11 Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo, e così voi avete creduto.
12 Ora se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni tra voi dicono che non c’è risurrezione dei morti? 13 Ma se non vi è risurrezione dei morti, neppure Cristo è stato risuscitato; 14 e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede. 15 Noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato il Cristo; il quale egli non ha risuscitato, se è vero che i morti non risuscitano. 16 Difatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è stato risuscitato; 17 e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. 18 Anche quelli che sono morti in Cristo sono dunque periti. 19 Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.

 

Presentazione del Convegno

Presentazione del Convegno a cura di Giacomo Carlo Di Gaetano

 

X Convegno Nazionale del GBU italiano

4–7 dicembre 2015

Montesilvano (PE)

Il vangelo di Gesù Cristo

 

 

 

 

Il vangelo di Gesù Cristo.

Donald Carson, in uno dei suoi due libri che saranno presentati al Convegno, Il Dio che c’è, afferma:

«Di fronte al declino morale in essere nella chiesa o nel mondo che ci circonda, quello che ci deve stare maggiormente a cuore è un’accurata, intensa, ricca comprensione del vangelo» (p. 174). (http://dirs.gbu.it/images/edizioni/2015_007_Carson_Dio.pdf)

Questa notazione da sola basterebbe a giustificare la scelta del tema di questo anno, al di là di altre ragioni contingenti (Carson infatti è per la seconda volta ospite del nostro Convegno e questo secondo invito risponde quasi a una promessa di venirci a spiegare la scaturigine di uno dei progetti a cui il biblista tiene molto, vale a dire The Gospel Coalition).

La necessità di questa comprensione del vangelo viene dunque proiettata sullo sfondo di queste due realtà, la chiesa e il mondo. In ciò che segue cerchiamo di identificare una prospettiva italianocentrica su tali realtà, cercando di enucleare degli aspetti che maggiormente sfidano la diffusione del vangelo nel nostro paese.

 

Il mondo

Che cos’è il “mondo” in una prospettiva italianocentrica? Esiste realmente un tale, regionale sguardo su una realtà che, sostanzialmente, è una categoria biblica (1 Gv 5:19) molto più complessa della cultura o della società di una nazione? Indubbiamente la nostra nazione condivide molti dei tratti culturali e sociali, declinanti, che caratterizzano l’Occidente: consumismo, individualismo, edonismo, etc.

Dobbiamo poi aggiungere a questo sfondo comune delle peculiarità: alcune individualizzano la condizione nazionale anche se non determinano ancora in profondità il nostro modo di essere italiani, quanto meno non agendo isolatamente rispetto ad altre peculiarità. Penso qui in particolare al fatto di essere la nazione che ospita il Vaticano e dunque alla pervasività del Cattolicesimo romano. È un dato di fatto che un lettore della Bibbia con i piedi piantati in quest’itala terra non potrà non cogliere, quando si affaccia sul panorama del mondo come lo vede da italiano: mi riferisco alla cosa grandiosa che è il Cattolicesimo. Tuttavia sarebbe un errore ritenere che la dimensione confessionale del cattolicesimo degli italiani sia oggi così preponderante da determinare la condizione spirituale di una nazione e da indurre a pensare che una strategia adeguata per la presentazione del vangelo debba ricorrere a una retorica da sedicesimo secolo: cattolici vs protestanti.

Vorrei infatti ricordare la lezione, positiva, che ci viene dall’evangelismo dell’800 e che mediante la formula “né cattolici né protestanti” ha sintetizzato la strada maestra ed efficace che la testimonianza evangelica sta percorrendo da allora.

Forse uno sguardo che riesca ad abbracciare in uno il “mondo” come potrebbe vederlo e disegnarlo un osservatore italiano di oggi deve ricorrere a formule più onnicomprensive, capaci di tenere in un unico sguardo le diverse tradizioni culturali che almeno dal Secondo dopoguerra, passando per il boom economico e per la morte delle tante repubbliche (prima, seconda, etc.), arrivano fino ai nostri giorni segnati da tensioni mondiali (terrorismo e migrazioni) e condizioni locali (crisi economica, disoccupazione) ma anche da una certa ricerca di identità più o meno forti.

La proposta di una sintesi, utile per noi a calibrare l’annuncio del vangelo nella nostra Italia sulla base della lezione stottiana del duplice ascolto, la si potrebbe intravedere forse nella formula crociana del non possiamo non dirci cristiani (1942).

Il “mondo” di un italiano medio dunque potrebbe essere un substrato, che si coglie al di sotto delle crisi e delle contraddizioni, fatto di fasti culturali e ambientali. Ogni angolo del nostro paese ci richiama a una memoria “cristiana” positiva, che non necessariamente è confessionale, e che ha attraversato i secoli e che si esterna in uno spirito di mediazione teso a smussare asperità ed estremismi. Siamo il paese delle cattedrali barocche e dei tesori del francescanesimo e dei benedettini che si trovano nelle chiesette di campagna. Siamo il paese del riformismo giansenista lombardo e piemontese (ancora presente sotto la ruvidezza della Lega lombarda – vedi Expo) e della sapienza siciliana che mescola le culture mediterranee e che per questa ragione, e non solo per le opportunità della mafia, riesce ad assorbire i flussi delle migrazioni.

Naturalmente per ogni passaggio di questa positiva visione con la quale deve fare i conti l’annuncio del vangelo potrebbe essere coniugato con le rispettive distorsioni: i crolli dei siti archeologici, e la corruzione del ceto politico, etc. Ma quale italiano, anche il più imbevuto di cultura secolare, potrebbe negare che non possiamo non dirci cristiani? Benedetto Croce, con il suo accento hegeliano, continua a dettare l’agenda dell’approccio al cristianesimo da parte della popolazione italiana. E in tal modo rappresenta anche un indice di paragone per la realtà che il vangelo si trova di fronte.

 

La chiesa

Non c’è il tempo di addentrarsi nella delineazione di che cosa è o di come dovremmo definire la “chiesa” secondo il Nuovo Testamento, quella che Carson ritiene pure in declino. È un terreno molto delicato sul quale in Italia, nel recente passato, si sono consumate fratture incredibili, nonché delle divisioni, incuranti del vangelo che veniva sporcato.

Nonostante una retorica di appello all’unità dei credenti (mi limito qui agli evangelici conservatori) bisogna prendere atto che negli ultimi anni sono nate nuove denominazioni, nuove iniziative non tese a rafforzare e riformare l’esistente ma a smembrarlo, confonderlo e aggredirlo ulteriormente.

Tuttavia, siccome questo aspetto accomuna gli evangelici di tutto il mondo (contro la retorica di chi ritiene che siamo i più litigiosi di tutti) credo che oggi il più serio pericolo di declino per le chiese che si rifanno al vangelo (e sono molte di più delle piccole percentuali che vengono sbandierate ai quattro venti dalle agenzie missionarie vecchie e nuove nella speranza di raccattare qualche dollaro in più) venga da un’altra parte: esso è rappresentato dal bisogno di rispondere a una frustrazione indotta da una percepita insignificanza sociale e culturale.

È il demone della rappresentanza sociale!

L’avvicendarsi delle generazioni e i mutamenti sociali in atto portano anche le forze politiche ad addentrarsi nei meandri della società, per andare a caccia delle subculture e raccattare qualche voto in più, strappandolo all’astensionismo e al pentastellismo, e a rendersi sempre più disponibili nei confronti della variegata realtà evangelica. Ed è del tutto evidente che ci siano sacche dell’evangelismo a cui questa attenzione piace molto e per la quale elaborano anche strategie dalla parvenza teologica.

In pratica è il pericolo di spostarsi verso quella forma di cristianesimo nominale che Thimothy Keller ha definito nel 2013, in un discorso tenuto allo Ethics and Public Policy Center, una sorta di ombrello di valori al di sotto del quale si collocava l’evangelismo fedele nordamericano. Quell’ombrello, secondo Keller, nella società americana di oggi si sta erodendo, dando vita a una radicale contrapposizione tra “devoti” e forze secolari (questo è anche, più o meno, il tema del prossimo libro di Carson che uscirà a gennaio sempre per i tipi di Edizioni GBU, L’intolleranza della nuova tolleranza).

Ma lo stesso ombrello valoriale in Italia resiste, grazie alla Chiesa cattolica; con questo Papa poi esso si è arricchito di venature sociali alle quali il predecessore, Benedetto XVI, che pure ha lavorato molto al suo rafforzamento (dialoghi con Habermas e Pera, p.es.), non era interessato. I sintomi della buona salute di questo ombrello sono tanti: dalle sentinelle, al renzismo e alle componenti sdolcinate del Partito Democratico che fanno l’occhiolino a tendenze culturali di destra.

Ebbene la tentazione della rappresentanza sociale per gli evangelici sta proprio nel dare un contributo, altamente insignificante quanto a numeri e rilevanza, a questo ombrello, con il solo scopo di contare e contarsi, essendo presenti. In tal modo però si riduce di fatto il vangelo, con la sua dimensione di realtà culturalmente imponderabile, a un mezzo in vista di un fine. Accade sempre più, per esempio, che iniziative culturali che raggruppano forze di diversa provenienza, ma promosse da evangelici, vengano declinate come testimonianza della propria fede, assecondando così quella raccomandazione emanata nel 2011 dal Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, dal Consiglio ecumenico delle chiese e dall’Alleanza Evangelica mondiale, e ratificato anche da alcune associazioni evangeliche italiane, che porta il significativo titolo di “Testimonianza cristiana in un mondo multireligioso e che vuole essere un manifesto delle buone pratiche della testimonianza cristiana.

L’evangelo però non coincide con la consistenza sociale e culturale di chi lo propone; esso è la Buona Novella di ciò che Dio ha compiuto in Gesù Cristo per la salvezza delle donne e degli uomini di tutti i tempi.

Ma non vogliamo correre e ci diamo appuntamento al Convegno Nazionale che inizia fra pochi giorni, per capirne di più!

 

Numero 10

Questa è l’edizione decima del nostro Convegno. Nato come una scommessa in un momento, uno dei tanti del passato, di assottigliamento del GBU (2005) puntava sul fatto che questo ministero, grazie anche al lavoro delle Edizioni GBU, potesse trovare ancora supporto e sostegno tra le chiese evangeliche. La scommessa doveva essere realizzata offrendo alle chiese un tempo in cui i credenti potessero usufruire di una formazione biblica che avrebbero potuto poi utilizzare nella vita delle loro chiese locali. Gli strumenti per la realizzazione di questa scommessa sono stati i ministeri e i doni che hanno maggiormente inciso nel mondo evangelico legato all’Università (IFES): C. Brown, D. Carson, J. Lamb, P. Williams, P. Martinez, L. Brown, V. Roberts, J. Lennox).

La scommessa fu vinta già dal primo anno. E da subito si è evidenziato questo speciale rapporto tra il Convegno e il mondo delle chiese locali che ne fa una particolarità unica nel panorama interdenominazionale italiano.

Abbiamo usato delle metafore per spiegare un evento che andava crescendo di anno in anno.

All’inizio abbiamo parlato di una vetrina. Un momento per il GBU di mostrare quello che è e che fa.

In un secondo momento, abbiamo usato a piene mani la metafora di John Stott sulle opere paraecclesiali che devono essere una mano delle chiese e non devono mettere la mano nelle chiese. Questa metafora fu scelta in omaggio e riconoscenza della fiducia che abbiamo via via raccolto dal mondo delle chiese.

La terza metafora che abbiamo utilizzato è stata quella della piccola vedetta: il Convegno come un luogo in cui la chiesa può essere avvertita su ciò che sta accadendo nella società o forse si vede all’orizzonte, indicando anche quali risorse adoperare per contrastarlo.

Sono certo che se il Signore ci consentirà di andare avanti, troveremo altre metafore per spiegare quello che facciamo. Oggi possiamo dire con forza, nonostante la nostra debolezza, «Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi» (1 Sam 7:12).

 

Chieti, 1 dicembre 2015

X Convegno Nazionale del GBU italiano

X Convegno Nazionale del GBU italiano
4–7 dicembre 2015
Montesilvano (PE)

Il vangelo di Gesù Cristo
Donald A. Carson

 

 

 

 

 

Sessioni plenarie

Venerdì 4 Dicembre
1 Corinzi 15:1-19 Un tema di importanza primaria

 

Sabato 5 Dicembre
Giovanni 3:1-21 La nuova nascita

Romani 3:21-26 La giustificazione

Giovanni 20:24-31 La risurrezione e il dubbio

 

Domenica 6 Dicembre
Luca 16:19-31 Le conseguenze eterne

Presentazione The Gospel Coalition

Galati 5:16-26 Plenaria Lo Spirito che trasforma