La tolleranza prima della tolleranza (Lunedì Letterario)

La sanguinaria dottrina della persecuzione per causa di coscienza (1644), Roger Williams; a cura di M. Rubboli, post. di Mario Micheletti, tr. di Sergio Ferlito, Edizioni GBU, 2017, 392 p., 15.00 €

 

L’avvento del protestantesimo ha portato, da un punto di vista religioso, il pluralismo della scelta individuale all’interno del mondo occidentale. Questo pluralismo non è stato accettato con serenità e gli stessi Riformatori (ci riferiamo alla triade classica) un po’ per paura, un po’ per doversi forzatamente scendere a patti con il potere politico, sono stati intolleranti contro coloro che la pensavano diversamente. Tutto questo è stato vero soprattutto per l’Europa, dove le chiese protestanti (anche nelle loro formule cittadine come quella di Calvino) diventarono chiese nazionali e si schierarono con il Principe dominante all’epoca, dando vita quel fenomeno, divenuto prevalente nel XVII secolo che è denominato oggi dagli storici confessionalismo (ovvero il riconoscersi come Chiesa e come individuo in un Credo formulato da un gruppo di teologi).

La situazione, però, iniziò a cambiare proprio a partire dal XVII secolo e soprattutto a cavallo di tre eventi storici molto importanti: la Rivoluzione inglese che, attraverso un calvinismo militante, applicò il diritto alla ribellione al monarca, la Guerra dei Trent’anni, ultimo conflitto religioso europeo che portò ad una certa libertà religiosa sul continente, ma anche all’inizio di una secolarizzazione e di una certa indifferenza nei confronti della questione religiosa e, infine, la nascita della prime colonie in Nord America da parte degli inglesi. Queste ultime, nate sulla scia della fuga anche di tipo religioso, nacquero sotto una prevalenza protestante, ma che vide nel congregazionalismo la sua forma ecclesiale principale, e nel calvinismo la teologia culturalmente prevalente (almeno nella prima fase di espansione ed anche nel cosiddetto primo Risveglio).

E’ proprio all’interno delle colonie americane in quel “quarto protestantesimo” un po’ dimenticato nelle celebrazioni del cinquecentenario che inizia un dibattito sul rapporto tra stato, credo religioso e coscienza individuale che, secondo molti oggi, ha dato vita alla moderna democrazia, vista con una certa ammirazione dagli europei due secoli dopo (si pensi ad Alexis de Tocqueville).

Massimo Rubboli descrive bene questo clima nell’introduzione al libro La sanguinaria dottrina della persecuzione per causa di coscienza, pubblicato lo scorso anni dalle edizioni GBU, di Roger Williams, pastore congregazionalista inglese che, a causa della sua dissidenza nei confronti dei Puritani del Massachusetts, fu costretto a collocarsi in un altro spazio dell’America settentrionale e a fondare la cittadina di Providence che diventerà la capitale del Rhode Island, la prima colonia del Nord America dove si sarà effettivamente liberi di professare la propria religione. La polemica che Williams porterà avanti si inserisce in questo complesso quadro storico ed inizia con una lunga risposta a John Cotton, pastore calvinista che riteneva che la Chiesa avesse tutto il diritto di perseguitare e bandire gli eretici non solo dalla comunità ma anche dalla società civile, sulla base del modello calvinista che si era anche diffuso a Ginevra, dove il potere del Concistoro spesso si era sovrapposto (o giustapposto) a quello del Consiglio Comunale, facendo coincidere talvolta potere religioso e potere secolare.

Williams risponde a Cotton, immaginando un dialogo (tipico modello di scrittura dell’epoca, non dimentichiamoci che anche il Pellegrinaggio del Cristiano è scritto nella stessa maniera) tra Verità e Pace che, come si può vedere ad un’attenta lettura del saggio, vanno d’accordo al contrario di quanto si potesse credere in un’epoca di forte conflitto. Le argomentazioni portate avanti da Williams, poi, partono sempre dal dato scritturale e, al contrario, di quanto avverrà con il modello di tolleranza di John Locke (posteriore solo di qualche anno), hanno un fondamento biblico e religioso e non accettando il detto di Grozio etsi deus non daretur (come se Dio non ci fosse). L’originalità del testo è proprio in questo: il far scaturire dalla lettura degli stessi passi riportati da Cotton (parabola della zizzanie, Romani, apocalisse ed altri) il credere che il Cristianesimo, il nuovo patto che vuole la salvezza dell’umanità non può imporsi con la forza, ma solo con la persuasione della Verità.

Lo scritto di Williams può apparire ripetitivo, non di facile lettura, ma porta avanti un insegnamento che permetterà di avere un atteggiamento di tolleranza anche nei confronti del paganesimo, evitando, quindi, le conversioni forzate dei nativi americani e ipotizzando che potessero vivere pacificamente con i bianchi provenienti dal suolo inglese. La lettura del Nuovo Testamento e del famoso passo di Romani 13, collegato ad altri passi, fa ribadire al pastore di Providence, l’idea che lo Stato e la Chiesa siano entità assolutamente indipendenti tra loro e che non si può pensare di imporre allo Stato un magistrato che sia per forza cristiano o di pensare che debba esistere su questa terra uno Stato propriamente cristiano. Questo non significa per Williams che i credenti non debbano agire per avere delle leggi che possano essere moralmente ineccepibili, ma, allo stesso tempo, si devono ricordare che queste non possono essere determinate dalla Chiesa, ma solo dall’individuo credente che si impegna nella sfera pubblica. Per l’A. l’autonomia del credente deve essere tale da far sì che anche istituzioni come quelle universitarie non debbano essere frequentate perché rischiano di influenzare la vera fede.

Il testo presentato in italiano è chiuso da una postfazione di Micheletti che, riprendendo il discorso di Rubboli (che colloca storicamente lo scritto all’interno dell’indipendentismo protestante), mostra come il discorso di Williams si inserisca all’interno del dibattito filosofico politico dell’epoca e come abbia risentito delle influenze del pensiero anabattista e battista. Non manca anche un confronto con il modello di Locke che sarà di qualche anno successivo e che per certi versi è simile ed allo stesso tempo dissimile da quello di Williams.

L’avere a disposizione questo scritto in italiano è importante e chiunque si occupi di pensiero politico moderno dovrebbe averne una copia anche per meglio comprendere le radici della democrazia americana, che hanno solide fondamenta all’interno del protestantesimo non convenzionale. Il testo è importante anche per far riflettere i credenti a proposito del rapporto fede/politica ancora oggi discusso e serve a riscoprire un classico del pensiero cristiano che, negli ultimi anni, è stato profondamente rivalutato sia nel campo laico (si veda quello che dice Martha Nussbaum nei suoi scritti sulla tolleranza dove parla di un “paradigma” Williams) sia in quello religioso (Miroslav Volf elogia Williams come modello da seguire nel suo A Public Faith e lo riprende anche nell’ultimo suo libro Flourishing).

(Valerio Bernardi – Dirs Gbu)

 

Per info sul libro vedi qui

 

 

 

 

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