La fede che si mette all'opera
La fede che si mette all'opera
di Rocco Dalia
Sabato 15 dicembre a Milano si è tenuto un incontro patrocinato da APICE (Associazione Professionisti Imprenditori Cristiani Evangelici) e GBU Italia, dal tema "LA FEDE CHE SI METTE ALL'OPERA. La ricerca di un posto di lavoro tra precarietà sociali e certezze di fede". Il luogo dell'incontro è stata la Chiesa Evangelica "PUNTO LODE", via Bacchiglione, 26 Milano. Sono intervenuti per l'occasione il dott. Daniele Salini (sociologo) ed il direttore delle edizioni Gruppi Biblici Universitari, dott. Giacomo Carlo Di Gaetano (filosofo).
L'intervento del dott. Salini gode del pregio di aver trasversalmente analizzato lo sviluppo della relazione tra il lavoro (non in senso lato, ma nel significato specifico di "professione secolare") e la fede del Cristiano. Il discorso ha preso le mosse dal lavoro (qui in senso lato) così come rappresentato nella Bibbia (i riferimenti andavano da Adamo ed Eva e la cura del Giardino a Paolo, Priscilla ed Aquila fabbricanti di tende) e, passando per la rappresentazione dei vari ruoli che la fede può assumere nello svolgimento della propria professione (sia nella sua sfera relazionale, che, soprattutto, in quello del suo esercizio vero e proprio - il modo in cui io faccio ciò che faccio: ricerca scientifica, insegnamento,attività imprenditoriali...) e lo stadio evolutivo di questa riflessione nel dibattito intellettuale evangelico italiano e' giunto a dare proposte pratiche (di cui alcune ancora ai primi passi!) tra le quali credo possa risultare interessante per noi studenti quella relativa ad un premio in denaro per tesi di primo livello o specialistica su temi di "etica pubblica ed etica biblica" in scadenza il 30 aprile prossimo venturo. Le prime 500 euro, le seconde 1000 euro. Questa proposta è rivolta ai tesisti del presente anno accademico e in maniera retroattiva fino all'a.a. 2003-2004 compreso.
Cuore dell'esposizione è stata la visione di una fede intesa come giustificazione del nostro operato e non una fede messa fra parentesi. Rappresentazione visiva di ciò potrebbe essere una serie di cerchi concentrici: il primo, quello centrale deve essere riempito da Dio, il secondo dalla famiglia, il terzo dalla professione e così via. Il centro di ogni nostra attività, ed nel caso quella professionale, deve essere il Padre, centro dei centri. Poi si e' accennato a cosa pratiche come la stesura di un curriculum vitae.
Giacomo Carlo ha trattato invece la questione della "fatica del concetto" in particolare nella possibilità di fare ricerca universitaria per il credente. Prima di questo ha accennato qualcosa sul neonato Dirs (Dipartimento di Ricerche e Studi del GBU), un nuovo polo di servizio cristiano nel mondo intellettuale. Di recente hanno steso il manifesto programmatico di questa importante novita' in Italia. Ritornando al tema, l'espressione hegeliana di "fatica del concetto" è stata da G.C. ripresa ed utilizzata per fare riferimento al rapporto sede-sapere tout court. Punto di partenza, anche qui, è stata la nostra amata Bibbia con la citazione di Proverbi 1:7 ("il timore del Signore è il principio della scienza") dove timore del Signore non significa altro che porre Dio come presupposto di ogni cosa, quindi anche del fare ricerca.
La lettura del suo intervento è, a mio avviso, da ricondurre tutta ad una rappresentazione grafica del rapporto fede-sapere, da lui chiamata "prisma", mostrataci nel corso dell'esposizione: la Rivelazione, che legittima la Bibbia, ne è il punto di partenza; attraverso essa si deve guardare a tutti gli aspetti (tutte le materie di studio) della realtà (fisico-naturale, storico-culturale-artistico, morale-religioso); in questo modo, qualsiasi sia l'ambito del sapere in cui ci tuffiamo, sapremo come svolgere ricerca al suo interno (cito Giacomo Carlo: es. se sono un chimico non porrò la Bibbia tra il microscopio e il vetrino, ma con razionalità analizzerò ciò che è posto sopra quel vetrino sapendo che qualunque sia il risultato, esso sarà da me poi ricondotto a Dio a causa della mia Fede). Il vantaggio di porre la Rivelazione-Bibbia come la lente attraverso cui vedere la realtà è quello di evitare l'assolutizzazione di un punto di vista o, tecnicamente, l'interpretazione monistica della realtà. Porre la Matematica o la Biologia o la Psicologia (G.C. ha qui richiamato la corrente dei Comportamentisti - digitandolo su Wikipedia potrete comprendere come essi chiudevano tutta la realtà nella logica schematica dello stimolo-risposta - da parte mia vi cito F.B. Skinner che arrivò addirittura a progettare delle "macchine per insegnare", convinto che una forma automatizzata di insegnamento sarebbe risultata la più efficace!). La cosa che mi ha colpito e' che questa ragionamento vale per tutte le materie, anche per la stessa Teologia. Se usassimo essa come lente, significherebbe rendere parziale, e perciò errata, la nostra interpretazione del mondo. La Rivelazione- Bibbia si pone invece come "porta di ingresso" (felice espressione di G.C.) del sapere, e non come parte del sistema. La fede non e' solo un elemento del gioco. Posto ciò, è chiaro che io non starò fuori dal sapere, ma entrerò in esso in compagnia della mia fede, facendo ricerca attraverso la ragione e leggendo ogni mia conclusione attraverso la mia fede. Non giudico la disciplina teologicamente a priori (a mio avviso errore storico degli evangelici diffidenti in merito al sapere), ma la riconduco alla Rivelazione attraverso la mia Fede (arricchendo quest'ultima).
Infine, il compito della ricerca per un Cristiano non è quello di cercare di giudicare le premesse (Rivelazione, Dio, dimostrabili solo da parte dell'opera dello Spirito e non dall'uomo) ma di giustificare perché sosteniamo che la nostra Fede sia la chiave di lettura di ogni aspetto della realtà. F per cui FS. Data la mia fede allora lavoro sulle conseguenze. La differenza, in ogni cosa, la fa quindi il cuore, perché il valore dell'attività che svolgiamo dipende dallo spirito con cui l'attuiamo.
Come struttureremo allora il rapporto tra la nostra fede e la nostra professione? Saremo di coloro che separano la propria spiritualità dalle proprie attività, "la domenica dal resto della settimana", o porteremo con noi la nostra Fede 7 giorni su 7?
Rocco Dalia
Gruppi Biblici Universitari
studente di Scienze dell'Educazione

