Tre domande a Elena Ammirabile sull’impegno in politica

  1.   Elena potresti spiegarci brevemente qual è il tuo grado di coinvolgimento nella vita politica? Come sei giunta concepire la tua partecipazione a un’esperienza politica locale in qualità di cristiana evangelica?

A partire da maggio 2014, elezioni per cui mi ero candidata come consigliera comunale, grazie al buon numero di preferenze e credo anche all’impegno profuso per tutto il gruppo, mi è stato chiesto di ricoprire la carica di Assesore presso il Comune in cui abito.

L’avvicinamento alla politica attiva è arrivato nel 2013, appena laureata avevo tempo e voglia di capire cosa volesse dire partecipare alla vita politica locale, appena mi si presentò la possibilità di entrare nell’assemblea comunale del partito di cui avevo preso la tessera non mi sono tirata indietro e tutto è iniziato. Non sapendo cosa mi aspettasse non mi sono chiesta come sarebbe stato conciliare la mia fede con questo lavoro, è un percorso, come per tutti credo, quotidiano di confronto con i problemi e con i colleghi.

 

  1. Ritieni che anche l’impegno politico a livello locale debba in qualche modo farsi espressione di visioni politiche più ampie e non essere unicamente una risposta a esigenze di tipo amministrativo–burocratiche?

Della politica locale spesso si pensa che sia un mero “risolvere i problemi delle persone”, quelli di tutti i giorni, e che quindi non implichi scelte politiche. Non è così, affinché la scelta amministrativa sia efficacie e coerente è necessario avere un progetto e un metodo. Nel mio ruolo mi trovo a gestire le risorse della comunità e quindi devo valutare ogni giorno se ciò quello che sto facendo porta un progresso o meno per la comunità e se sto creando delle disparità di trattamento.

Essere cristiani cambia completamente la prospettiva dell’impegno politico perché il nostro obiettivo non sarà la fama o il potere e neanche solo il servizio ai cittadini, ma in tutto essere imitatori di Cristo, questa consapevolezza libera dal peso di dover emergere, dalla necessità di ricercare il consenso a tutti i costi, e questo rende anche più obiettivi rispetto alle singole questioni.

 

  1. Quale idea ti sei fatta relativamente al secolare tema del coinvolgimento dei cristiani nella vita politica, anche in considerazione dell’imminenza delle elezioni politiche italiane?

Se la Politica è vissuta come servizio, idea cara al mondo anglosassone, e a ricondurre l’interesse del singolo all’interesse generale allora non vedo chi meglio dei credenti potrebbe rispondere al bisogno di persone oneste, integre, senza doppi fini ed abituate alla vita di comunità,  in posizioni di responsabilità. Nella Bibbia troviamo molti esempi di uomini e donne in posizione chiave, non ultimo Daniele, come lui dobbiamo essere consapevoli che ci potremmo trovare un giorno ad andare contro tutti ma Dio ci darà la forza per essere di testimonianza anche in quel momento nel frattempo bisogna darsi da fare. Tornando alla mia esperienza, quando ho iniziato ad impegnarmi non immaginavo che l’esito sarebbe stato questo, ho lavorato senza risparmiarmi per il gruppo cercando di essere sempre positiva, non dando spazio alla maldicenza, un passo alla volta il Signore mi ha spianato la strada.

Lavorare per la comunità è anche una splendida occasione per conoscerne le necessità e poter aiutare la chiesa a individuare gli ambiti dove può intervenire, affinché si rompa quella diffidenza, spesso dovuta all’ignoranza, che circonda le nostre chiese, non adagiarci nell’attesa che le persone entrino in chiesa ma andare nei loro luoghi, come ci insegna Gesù.

 

  3b. Sempre da un punto di vista cristiano, cosa pensi del dibattito sul populismo?

Da un punto di vista cristiano io vorrei che ci fosse un dibattito sul populismo perché implicherebbe un nostro interesse per la sfera pubblica non solo quando vengono toccati temi etici. Molto è stato detto e scritto, quello che vedo quotidianamente è l’indisponibilità ad uscire da un punto di vista strettamente personale ed egoistico perché richiede impegno o fiducia, che la politica italiana ha dilapidato da tempo. Chi non ha la chiamata ad un impegno attivo dovrebbe almeno sforzarsi a non cedere al senso comune ed ad andare in profondità nelle questioni politiche perché, volenti o nolenti, ci riguardano.

E’ da poco passata la Giornata della Memoria, le testimonianze dirette di deportate che ho avuto modo di sentire mi hanno fatto pensare a Isaia 1:16-18, è Dio che parla ad Israele  “cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!”, quando la rabbia e l’odio hanno al loro servizio la legge e lo Stato, la giustizia soccombe e i primi a farne le spese  sono gli ultimi che la Bibbia individua nell’orfano, nella vedova e nello straniero. Se queste parole ci interpellano ancora oggi dovremmo valutare con attenzione i programmi elettorali, le parole degli esponenti politici e anche, se ci sarà, l’occasione di un impegno diretto per non essere correi perché indifferenti come è successo durante le dittature nazifasciste.

 

Elena Ammirabile, 32 anni, laureata in Relazioni Internazionali. Studentessa del Gbu un tempo e attiva sostenitrice di questo ministero è Assessore presso il Comune di Montespertoli (FI).

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