Tre domande su Karl Marx

  1. Il 2018 è, tra i tanti anniversari, il bicentenario della nascita di Karl Marx,  uno dei pensatori che più hanno influenzato il mondo contemporaneo. Cosa possiamo dire a proposito del suo pensiero?

 

Karl Marx è stato uno dei pochi filosofi che ha oltrepassato il semplice dibattito filosofico di tipo teorico. Può essere considerato insieme a Nietzsche e Freud uno dei plasmatori del pensiero occidentale del XX secolo. Ha iniziato come uno studioso di filosofia “classico” (la sua tesi era sulla filosofia antica), ma già nella sua giovinezza ha cercato di applicare il suo pensiero a problemi di tipo pratico, pur rimanendo essenzialmente un teorico. Dopo i primi anni in cui si è formato il suo materialismo ed il suo pensiero politico radicale, l’inizio della sua permanenza parigina lo fece incontrare con il pensiero dei primi socialisti. Da rigoroso studioso qual era ritenne che il socialismo che, all’epoca, giustamente cercava di affrontare il problema della ingiustizia sociale derivante dalla prima  industrializzazione, non aveva avuto un approccio scientifico. Per questo motivo si mise a studiare i primi economisti e svilupperà un pensiero che dava una chiara chiave di lettura della sua epoca e proponeva anche un ipotesi di miglioramento. Già nel confronto con la filosofia tedesca a lui contemporanea aveva affermato di voler “cambiare il mondo, piuttosto che semplicemente intepretarlo” e, in effetti, a partire dal 1848, l’anno della pubblicazione del Manifesto, si applicò a cercare delle soluzioni allo sfruttamento che derivava, in tutto il mondo, dal lavoro di fabbrica della prima età industriale. Per lui la storia è sempre stata una storia di lotta di classe. Ecco perché propose che la lotta, nel XIX secolo, avvenisse tra le due classi sociali emergenti: la borghesia che era riuscita in Europa a conquistare il potere economico e politico ed il proletariato che, invece, era sfruttato nelle fabbriche. La sua analisi dello sfruttamento capitalistico è sicuramente efficace ed è assolutamente ben documentata. La sua cripticità, soprattutto nella fase finale della sua opera (non porterà mai a termine il Capitale) e nei suoi manoscritti pubblicati postumi, ha fatto sì che siano state proposte diverse interpretazioni del suo pensiero, che derivano più dal background culturale degli interpreti che da una lettura autentica e spassionata dei suoi scritti. Ecco perché rimane uno dei filosofi ancora oggi più letti e criticati o ammirati ed alcuni dei maggiori pensatori odierni (Zizek e Antonio Negri in primis) affermano di rifarsi al suo pensiero.

 

  1. In che misura Marx ha influenzato la nostra cultura? Parafrasando Benedetto Croce, cosa è morto e cosa è vivo di Marx?

 

Benedetto Croce già agli inizi del XX secolo riteneva che la filosofia di Marx fosse inattuale, perché alcune delle condizioni che l’avevano fatta nascere erano profondamente mutate e perché era troppo collegata ad una concezione materialista della vita dell’uomo. In realtà proprio mentre Croce scriveva queste pagine, il marxismo conobbe il suo più grande esperimento di applicazione che fu la Rivoluzione Russa. Sicuramente Marx ha fortemente influenzato la cultura europea anche per il semplice fatto che per più sessant’anni una parte dell’Europa, a partire dalla Russia, pensava di attuare il suo programma per una nuova umanità. Sappiamo come il tentativo sia stato disastroso e come in realtà si sia fermato alla formulazione di uno stato totalitario e oppressivo piuttosto che ad uno società senza classi e senza Stato come ipotizzato nel Manifesto. Il pensiero di Marx ha influenzato grandemente anche l’Occidente europeo, sia da un punto di vista pratico che teorico. Il Ventesimo secolo ha visto nell’Europa Occidentale il fiorire di partiti di stampo socialista che in parte si rifacevano a Marx e che, almeno sino agli anni Ottanta del secolo scorso, hanno dato un apporto fondamentale al benessere della società ed ad una distribuzione più equa delle ricchezze. Dal punto di vista teorico, soprattutto in Italia, buona parte della cultura dopo la Resistenza e nella prima Repubblica si è rifatta a Marx ed ha cercato di influenzare la società ed anche la lettura dell’arte, della storia, delle manifestazioni culturali in genere in chiave marxista. Pertanto non possiamo dire che Marx sia “morto”. Ancora oggi la sua critica alla società capitalista può essere ampiamente usata come mezzo di analisi dello sfruttamento sociale, soprattutto quando andiamo al di là del concetto di Nazione e guardiamo al mondo globalizzato dove le ineguaglianze sociali sono ancora molto forti.

 

 

  1. Cosa si può dire da un punto di vista evangelico della filosofia marxiana? Il suo ateismo compromette la possibilità di aderire ad alcune delle sue idee? O ci sono possibili punti di incontro?

Insieme a Nietzsche e Freud, come sosteneva Ricoeur, la filosofia di Marx ha portato alla cosiddetta “filosofia del sospetto”, l’idea che, al di là della semplice analisi di superficie, i rapporti umani vanno letti con maggiore profondità. In questo il pensiero marxiano va apprezzato e Marx va letto con attenzione, soprattutto in quelle pagine dove descrive come avviene lo sfruttamento sociale, come una minoranza della popolazione viva a scapito della grande maggioranza. La Bibbia ci insegna che la giustizia è un valore che va difeso e che i deboli e coloro che sono sfruttati vanno protetti. In questo la filosofia marxiana può essere un ausilio per vedere dove si possono riscontrare le ingiustizie. Il pensiero di Marx rimane però distante su altri versanti: l’ateismo pronunciato, il messianismo intramondano e l’idea di una lotta non pacifica. Per Marx Dio non esiste e la religione, pur essendo di sollievo al popolo, può diventare la sua droga quando assopisce l’idea di migliorare la società e impedisce alle classi subordinate di lottare anche in maniera violenta. Pertanto essere religiosi è apparentemente in contrasto con il suo pensiero. Marx spera in un mondo migliore avendo fiducia nelle risorse umane, sperando che questo diventi una specie di Paradiso per tutti. Per questo (e probabilmente qua il suo ebraismo di origine ha avuto qualche influenza) possiamo parlare di una sorta di messianismo in cui il proletariato diventa il Messia che attua il sogno di un mondo migliore. L’altro aspetto contraddittorio è sicuramente quello della lotta anche violenta. La volontà di pace e di armonia all’interno dell’umanità è in contrasto con una lotta di classe che sfoci in atti violenti come talvolta è successo. Allo stesso tempo, riteniamo che il pensiero di Marx rimanga una critica dell’economia dominante ed un’analisi della società e delle sue ingiustizie che va ascoltata con grande attenzione anche dai credenti che sperano nel ritorno di Cristo, ma che vogliono anche una società equa qui sulla terra.

(Valerio Bernardi)

 

 

 

 

 

 

 

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