Tre domande a Massimo Rubboli su Billy Graham

(Massimo Rubboli, già docente di Storia dell’America del Nord all’Università di Genova)

1. Che cosa ha rappresentato Billy Graham per il mondo evangelico?

 

Credo che si possa distinguere l’influenza che Billy Graham ha esercitato nell’ambito del mondo evangelico americano dal suo ruolo nell’evangelicalism a livello globale.

Se si considerano le sue radici, che affondano nel fondamentalismo battista del Sud degli Stati Uniti, molto conservatore sia sul piano biblico-teologico sia nel campo politico, va notato che Graham arrivò gradualmente a posizioni più moderate, che gli alienarono le simpatie dei fondamentalisti più radicali, come Bob Jones (fondatore della Bob Jones University) e John R. Rice (fondatore della rivista “The Sword of the Lord”). Pur essendo contrario alla discriminazione razziale, evitò di schierarsi con Martin Luther King e di partecipare a iniziative contro la segregazione. Per capire la sua posizione bisogna ricordare che si basava su un dispensazionalismo premillenarista che portava a privilegiare la salvezza delle anime e l’attesa del ritorno di <cristo rispetto all’impegno per la giustizia sociale.

A partire dagli anni Sessanta, Graham e la sua organizzazione hanno svolto un ruolo di primaria importanza nel portare i protestanti teologicamente conservatori di tutto il mondo a unirsi e lavorare insieme su progetti condivisi, in particolare sull’evangelizzazione. Penso al Congresso di Berlino del 1966 (World Congress on Evangelism) e ai Congressi di Losanna (1974 a Losanna, 1989 a Manila, 2010 a Città del Capo), che sono state tappe fondamentali nella storia del movimento evangelical.

 

2. Billy Graham ha avuto anche un ruolo politico?

 

È indubbio che, nonostante la sua volontà di non farsi coinvolgere in questioni e attività politiche, la sua vicinanza alla Casa Bianca, da Eisenhower a Barack Obama (con Trump non ci sono stati contatti perché era ormai troppo vecchio e malato), ha avuto degli effetti politici.

Ciò che ha più nociuto al suo tentativo di restare equidistante dalle posizioni politiche è stato il suo sostegno incondizionato a Richard Nixon, come candidato alla presidenza ancor prima che come presidente. Nelle biografie di Graham si trovano pochissimi riferimenti al suo coinvolgimento a favore della guerra in Vietnam, come emerse dalle registrazioni che portarono alle dimissioni di Nixon. Quei nastri rivelarono che l’evangelista, mosso dal suo ardente anticomunismo, era stato un attivo promotore della guerra fino dalla sconfitta della Francia, appoggiata dagli Stati Uniti, nella battaglia finale di Dien Bien Phu nel maggio 1954. Su richiesta dell’amministrazione Johnson, compì due viaggi in Vietnam a sostegno delle truppe e poi, nel 1969, inviò a Nixon un rapporto, intitolato “Piano missionario confidenziale per porre fine alla guerra del Vietnam”, che invitava il presidente a utilizzare massicci bombardamenti sul Vietnam del Nord se fossero falliti i colloqui di Parigi.

 

3. La sua morte è stata accolta con critiche ed elogi. È possibile una valutazione equilibrata?

 

Non credo che sia possibile valutare serenamente la vita e l’opera di questo straordinario evangelista, che ha contributo alla conversione di un numero incalcolabile di persone, a pochi giorni dalla sua morte. Molto dipende dalla posizione di chi esprime un giudizio e da quale aspetto si prende in esame.

Se lo si vede come uomo, va sottolineato che in sessant’anni di attività pubblica non è mai stato sfiorato da scandali o sospetti di comportamenti immorali o disonesti, cosa eccezionale se confrontata con gli scandali a sfondo sessuale o economico che hanno riguardato famosi telepredicatori che sono apparsi sulla scena dopo di lui.

Se lo consideriamo sotto il profilo della sua missione prioritaria, annunciare l’Evangelo, nessuno è mai riuscito a predicare a centinaia di milioni di persone come ha fatto lui.

Inoltre, non va dimenticato che esistono motivi per ritenere che le sue posizioni degli ultimi anni siano state manipolate dal figlio Franklin, noto per le sue posizioni ultraconservatrici e per i suoi attacchi agli omosessuali. Ad esempio, nella nuova edizione del 2010 di un libro scritto nel 1992 [Storm Warning], nel quale  Graham aveva affermato che il problema del riscaldamento globale andava affrontato riducendo l’inquinamento, non compare più la minaccia del riscaldamento globale. Molti ritengono anche che Franklin sia l’autore dell’ultimo libro pubblicato col nome del padre [A che punto sono, tra cielo, eternità e la nostra vita dopo la morte, 2015], perché Billy Graham, malato di Parkinson, da oltre vent’anni non riusciva a leggere e scrivere.

 

(Massimo Rubboli, già docente di Storia dell’America del Nord all’Università di Genova)

 

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