Ray Galea è un pastore anglicano, scrittore e leader cristiano di origine maltese che opera principalmente in Australia. È noto per il suo ministero presso lo St Alban’s Multicultural Bible Ministry a Rooty Hill, nel Western Sydney, dove ha lavorato per molti anni guidando la comunità e predicando in un contesto multiculturale. Galea è cresciuto in una famiglia cattolica a Sydney e, dopo una profonda conversione personale al cristianesimo evangelico all’età di 20 anni ha intrapreso il ministero pastorale.
Ha lavorato come assistente sociale specializzato in consulenza familiare e di coppia. Successivamente ha studiato al Moore Theological College e da allora ha fondato e diretto chiese in contesti multiculturali. È autore di diversi libri cristiani, tra cui Nothing in My Hand I Bring, God Is Enough e From Here to Eternity.
Le Edizioni GBU hanno pubblicato A mani vuote. Cattolici ed evangelici di fronte al messaggio della salvezza, 2012
Ray è sposato con Sandy e insieme hanno tre figli; è impegnato nel vedere le persone crescere nella fede e nel sostenere altri pastori nel loro cammino di servizio e attualmente guida la chiesa internazionale Fellowship Church di Dubai.
Il passaggio nei molti contesti in cui un cristiano è chiamato a vivere e confrontarsi ci vede quest’anno impegnati con il cattolicesimo. Il che significa interrogarsi su che cosa significa vivere e confrontarsi da cristiani in casa nostra, praticamnte con tutto e tutti.
Anche con noi stessi.
Poiché bisognerebbe prendere coscienza del fatto che l’immersione in un clima fortemente segnato dal dominio della Chiesa cattolica fa di noi anche e in qualche modo del cripto–cattolici oppure, il che è peggio per il messaggio del vangelo, degli anti–cattolici.
è in funzione della pervasività del tema che abbiamo pensato di introdurre una variazione con il plurale: vivere e confrontarsi con i cattolicesimi piuttosto che con il cattolicesimo. Questa variazione non dice tutto (dice sicuramente qualcosa) della realtà istituzionale che sta dietro il cattolicesimo o i cattolicesimi. Dice piuttosto qualcosa sulla necessità di orientarsi nella pletora tentacolare del cattolicsimo facendosi guidare dal faro illuminate del Convegno: la nacessià che al centro del confronto e del vivere ci sia il vangelo.
Qualcosa di simile deve aver provato il Signore Gesù quando confrontato con la donna samaritana dovette districare la dualità delle proposte religiose (i Giudei che guardano a Gerusalemme e i Samaritani che guardano a Samaria).
Certo tutti i fenomeni possono essere ridotti a UNO ma questa è un’operazione che compie l’indagatore sulla basse di sue necessità, negandosi la possibilità di comprendere. Questo è il rischio che si corre con il cattolicesimo. Pretendere di abbracciarlo con un unico sguardo, spiegarlo nelle sue differenze con gli evangelici etc.
Che ruolo ha nel vivere e confrontarsi con il cattolicesimo il la cognizione dogmatica e teologica? è indubitabile che bisogna conoscere dogmi, catechismi, encicliche e magari essere bravi anche a intepretare questa massa enorme di materiale. Ma quale uso se ne farà? Soprattutto quando si è al cospetto di amici e parenti che non ne sanno nulla di epiclesi e altre amenità? (Cattolicesimi)


