Basi per una famiglia sana 2
di Pablo Martinez
Basi per una famiglia 1
Basi per una famiglia sana 3
Nella prima parte di questo tema abbiamo considerato la famiglia di Rut e Naomi nella Bibbia come un modello realistico di famiglia, lontano dagli ideali irraggiungibili che talvolta ci vengono proposti trionfalmente. Abbiamo visto come la capacità di superare le prove – saper soffrire – costituisca la prima prova di salute e forza della vita familiare. Analizzeremo ora il secondo ingrediente di una famiglia sana.
2. Sa esprimere l’amore: capacità di amare
Il secondo indicatore di salute nella famiglia di Naomi era la sua capacità di mostrare amore. Nella famiglia sana, i membri hanno imparato a darsi l’un l’altro questo amore. Sottolineiamo la parola “esprimere” o “dimostrare” perché in ciò sta la chiave: non è sufficiente amare qualcuno; bisogna che questo amore gli arrivi, gli venga trasmesso. In realtà, nella stragrande maggioranza delle famiglie c’è l’amore. È difficile trovare, ad esempio, genitori che non amino i propri figli. Sembra quindi un principio molto elementare. Tuttavia, ci sono innumerevoli adulti che hanno problemi emotivi perché durante l’infanzia non hanno sentito l’amore dei loro genitori. Senza dubbio li amavano, ma non erano in grado di trasmettere loro questo amore in modo adeguato.
La domanda logica è quindi: come trasmettere l’amore all’interno della famiglia? Nel libro di Rut abbiamo scoperto alcuni modi pratici. In particolare, vediamo tre modi che costituiscono qualcosa come la spina dorsale dell’amore.
A) Con gli atteggiamenti
In primo luogo, l’amore pratico si manifesta attraverso gli atteggiamenti. È l’espressione non verbale dell’amore. È strettamente correlato al nostro modo di essere. Non è tanto quello che facciamo – le opere dell’amore – ma come siamo. Il nostro carattere trasuda atteggiamenti che possono essere di amore, ostilità o indifferenza. Gli atteggiamenti sono lo specchio profondo del nostro carattere e rivelano innegabilmente il contenuto del nostro cuore. L’apostolo Paolo diceva che “siamo lettere viventi” in cui gli altri leggono sempre. È con il nostro modo di essere che possiamo “onorare padre e madre”, il coniuge o i figli.
Nel libro di Rut troviamo
diversi esempi di atteggiamenti che esprimono amore e che, a loro volta,
alimentano l’amore in un’ammirevole risposta. In realtà, questi
atteggiamenti formano un insieme inseparabile, come un grappolo. Sono
interdipendenti e l’uno conduce all’altro. Ne sottolineiamo tre per la
loro importanza per la stabilità familiare e perché, a nostro avviso, sono i
più necessari nelle famiglie di oggi.
Fedeltà. L’impegno, che si rispecchia nella memorabile affermazione di Rut che è passata alla storia come una delle più grandi dichiarazioni di amore familiare: «Non chiedermi di lasciarti e separarmi da te; perché ovunque andrai, io andrò, e ovunque vivrai, io vivrò. Il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio» (Rut 1:16). Può esserci una migliore dimostrazione di amore di questa fedeltà incondizionata? Questa è la migliore terapia contro l’ansia e l’insicurezza di tanti mariti o mogli che vivono intrappolati nell’incertezza del futuro della loro relazione coniugale. Oggi la fedeltà nel matrimonio, in particolare l’idea del matrimonio per tutta la vita, “finché morte non ci separi” è oggetto non solo di rifiuto, ma anche di presa in giro. Si preferisce la “monogamia consecutiva” (nell’espressione di un famoso politico spagnolo). Strazianti e significative sono le dichiarazioni di una famosa attrice francese: “Non so cosa si debba fare per tenere al proprio fianco l’uomo che si ama”. Qualcosa non va nella nostra società quando il patto più basilare, il patto matrimoniale, è preso tanto alla leggera. Una società non può funzionare bene quando i suoi membri non hanno la minima volontà di rispettare i patti e le promesse.
Fiducia. È una conseguenza della precedente: quando c’è fedeltà, i rapporti familiari sono caratterizzati da una profonda fiducia reciproca. Non c’è nulla da temere, non c’è motivo di essere insicuri. C’era un’ammirevole fiducia tra Naomi e Rut, tra Rut e Boaz e tra Naomi e Boaz. Tutti loro potevano fidarsi l’uno dell’altro perché avevano imparato a fidarsi di Dio: la fonte che alimenta la fiducia tra gli uomini è senza dubbio la fiducia in un Dio che dirige le nostre vite. Quanto sono illuminanti a questo proposito le parole di Boaz a Rut: “Ho saputo tutto ciò che hai fatto per tua suocera … sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti” (Rut 2:11-12).
Che triste contrasto con la situazione di molte famiglie oggi! La fiducia è stata sostituita dalla gelosia, a volte tanto forte da essere una delle principali cause di violenza domestica. La sfiducia reciproca è ciò che porta molti coniugi a problemi seri nella loro relazione. In casi estremi, si arriva ad assumere un detective per spiare e controllare i movimenti del coniuge. La gelosia non è segno d’amore, ma piuttosto il contrario: è espressione di mancanza di fiducia nel coniuge e anche in se stessi.
Abnegazione. Negare te stesso implica pensare
all’altro, preoccuparsi per lui, dei suoi bisogni, del suo benessere. Il
Signore Gesù ci ha mostrato molto bene questo concetto con la nota “regola
d’oro”: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi
facciano, fatele anche voi a loro” (Mt 7:12). In realtà, abnegazione
è qualcosa di tanto semplice come “ama il tuo prossimo come te
stesso”. Il primo posto, il più naturale, dove mettere in pratica
questo comandamento è la famiglia. Dov’è la mia autorità morale di donarmi
agli altri se trascuro la mia propria famiglia? Donarmi generosamente ai
miei cari ha un grande ostacolo: l’egoismo. Questo è il peggior nemico
dell’abnegazione. Il matrimonio non è adatto agli egoisti perché l’egoismo
spegne a poco a poco la fiamma dell’amore.
L’abnegazione è una lezione di vita che viene appresa soprattutto in famiglia: il modello di padre e di madre e l’educazione che essi ci danno influenzeranno notevolmente le nostre relazioni da adulti. Ad esempio, un bambino viziato ha buone probabilità di essere un grande egoista, come dice bene la Bibbia: “Il ragazzo viziato farà vergogna a sua madre” (Pr. 29:15).
È curioso osservare come l’essere umano abbia sentito il bisogno di
dedicare determinate date dell’anno per ricordare e rendere omaggio ai membri
della famiglia: la festa del papà, la festa della mamma, la festa degli
Innamorati, persino il Natale ci si presenta come il giorno della riunione
familiare per antonomasia. Non abbiamo nulla contro tali celebrazioni,
tranne per il fatto che sono attualmente fortemente commercializzate e soggette
a un’eccessiva pressione pubblicitaria. Non è vero però che dietro la
necessità di queste feste si possono nascondere dei sensi di colpa perché per
il resto dell’anno siamo stati egoisti? Non abbiamo espresso adeguatamente
l’amore all’interno della famiglia. Portare fiori e regali, avere parole
gentili, gesti di affetto o tenerezza non dovrebbero essere azioni riservate solo
a date specifiche. Ogni giorno dell’anno dovrebbe essere la festa del papà,
della mamma o degli innamorati.
B) Con le parole
Secondo, l’amore si trasmette con le parole. È l’espressione verbale dell’amore. Non è sufficiente avere buoni atteggiamenti come quelli descritti. Le parole sono il complemento necessario che viene per condire il buon cibo che è l’amore. “Quanto fa bene una parola detta a tempo giusto!” ci ricorda l’autore del libro dei Proverbi (Pr. 15:23). O anche “Una parola detta al tempo giusto è come dei pomi d’oro su un vassoio d’argento.” (Pr. 25:11).
Per me, una delle caratteristiche del libro di Rut che più fa riflettere è la ricchezza dei dialoghi tra i suoi protagonisti. Mi affascina osservare le dinamiche della comunicazione all’interno di quella famiglia. Quante ore trascorreranno Naomi e Rut a parlare, ascoltarsi, confortarsi o semplicemente soffrire insieme in silenzio! La comunicazione entra in gioco costantemente e spontaneamente. Quant’è bella e incoraggiante è la scena in cui Rut torna a casa da Naomi dopo aver spigolato tutto il giorno (Rut 2:19-23) e racconta a sua suocera in dettaglio le sue esperienze della giornata, con la spontaneità quasi tipica di un ragazza! Questo è successo perché in una famiglia sana il dialogo nasce naturalmente. La comunicazione è espressione di salute nella famiglia e, a sua volta, le aggiunge altra salute.
Parlare, ascoltare, dialogare è uno dei modi più pratici di amarsi gli uni gli altri. Sfortunatamente, anche il fenomeno inverso è vero: la mancanza di comunicazione esprime egoismo e genera isolamento e separazione all’interno della famiglia. Non è un caso che una delle cause più frequenti di rottura del matrimonio sia la mancanza di dialogo. Accade anche tra genitori e figli. Una famiglia in cui nessuno parla, in cui nessuno ascolta, dove non ci sono piccoli spazi di tempo per la condivisione reciproca, è come una pianta che a poco a poco si secca. Quante famiglie oggi sono come piante che languiscono per mancanza d’acqua, l’acqua vitale della comunicazione! Frasi come “stai sempre nel tuo mondo”, “quando ti parlo, sembri assente”, “con i miei genitori non posso parlare perché non hanno tempo di ascoltarmi” sono frequenti lamentele al giorno d’oggi.
Perché l’espressione verbale dell’amore è così importante? La risposta a questa domanda ci porta a un aspetto unico della comunicazione umana che non troviamo negli animali. Questi certamente comunicano tra loro, soprattutto alcune specie; i delfini, ad esempio, hanno dei modi di comunicare davvero sorprendenti. Anche negli uccelli vediamo un certo tipo di codice acustico o di linguaggio. Ma non è la comunicazione umana. In che modo la comunicazione di un delfino o di un usignolo differisce dalla comunicazione di una moglie con suo figlio o suo marito? L’unicità della comunicazione umana è data dalla capacità di ascoltare. Gli animali possono udire, ma l’essere umano è l’unico in grado di ascoltare. L’udire è un atto meccanico e involontario; ascoltare, al contrario, è un atto riflessivo che implica la volontà, il desiderio di farlo. Non posso fare a meno di sentire, ma posso fare a meno di ascoltare. Perciò, nella misura in cui ascolto il mio prossimo – marito, figlio, ecc. – gli esprimo interesse, dedizione, in una parola, amore. Questa capacità di riflessione e ascolto – ascolto riflessivo – unica nell’essere umano è frutto dell’immagine di Dio in noi e uno dei modi più sublimi di amare.
Vorrei offrire ai miei lettori due consigli pratici sotto
forma di piccole abitudini. Mettendoli in pratica si può arricchire la
comunicazione familiare in modo sorprendente:
1.- In primo luogo, spegnere la televisione al momento di
mangiare. Il semplice atto di spegnere la televisione durante il pasto fornisce
un quadro prezioso e insostituibile per il dialogo familiare. La tavola è a
momenti l’ultima roccaforte della comunicazione tra i coniugi o con i
figli. Gli effetti sul benessere familiare possono essere davvero
sorprendenti.
2.- La seconda raccomandazione è più per i genitori: cercare piccoli frammenti
di tempo per stare con e essere lì per i figli. Li chiameremo
momenti di dedizione familiare. Sono momenti per stare con loro, parlare,
ascoltarli, scoprire i loro bisogni, le loro gioie, i loro dolori, mettersi nel
loro mondo. Periodi brevi di 20 o 30 minuti tre volte a settimana possono bastare,
ma devono essere momenti di dedizione esclusiva. Non è sufficiente
“stare con”, è necessario “essere lì per”. Questa
vicinanza emotiva dei genitori produce notevoli cambiamenti nell’ambiente
familiare e nel comportamento dei figli. È anche il modo migliore per
prevenire adolescenze burrascose.
Possiamo applicare lo stesso
suggerimento alla relazione tra coniugi: queste piccole oasi di reciproca
dedizione saranno fondamentali per mantenere vivo il rapporto matrimoniale. Chi
lo ha messo in pratica ha riconosciuto inoltre che è il miglior antidoto alla
routine e alla noia, grandi nemici della relazione coniugale.
Pablo
Martínez Vila (2005)
Traduzione di Laura Pia Vallese
Opere di Pablo Martinez tradotte e pubblicate in italiano
Abba Padre. Teologia e psicologia della preghiera (1998)
La spina nella carne. Come trovare forza e speranza nella sofferenza (2011)
Inseguendo l’arcobaleno. Oltre il dolore, il lutto e le separazioni (2014)
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