Un giorno per ripartire. Alcune riflessioni su Spiderman: Brand New Day

di Valerio Bernardi

 

Nonostante il caldo notevole (o forse proprio per questo) e l’estate, l’andare al cinema tra luglio e agosto è un nuovo trend dovuto all’uscita quasi in contemporanea di due blockbuster come Odissea di Nolan e Spiderman: Brand New Day. 

Il 2026, quindi, ripropone per certi versi il successo di pubblico che vi è stato nel 2023 con Oppenheimer e Barbie. La situazione è più o meno analoga, in quanto si tratta di nuovo di un film di Nolan e di un blockbuster che nasce da un fumetto (anche se la Marvel Cinematic Universe ha cambiato in un certo modo di fare cinema ed il suo successo è meno estemporaneo di quello di Barbie).

Il nuovo Spiderman è il quarto con Tom Holland e riparte da dove era finito il terzo film. Tutti si sono “dimenticati” (prodigio fatto da Dr. Strange in accordo con Spiderman per salvare il mondo) di chi sia Peter Parker e di chi sia l’Uomo Ragno, compresi gli amici più intimi (compresa la fidanzata MJ). Ciò porta Peter Parker/Tom Holland (molto più adatto a questa interpretazione che a Telemaco) a essere un eroe solitario, quasi troppo preso dal lavoro, che non ha altre amicizie se non quelle all’interno della polizia con cui collabora. 

Un inizio che propone, come una delle chiavi dominanti del film, la solitudine nel mondo contemporaneo e, in particolare, quella giovanile, sin troppo distante dalle relazioni sociali e sempre più collegata ai dati che riceviamo (l’Uomo Ragno è perennemente connesso per controllare dove avvengono i crimini).

Spider-Man cerca di riallacciare i rapporti con gli altri, ma non sempre ci riesce, perché i vuoti di memoria dei suoi amici originari, almeno sino alla fine del film, non glielo permettono. A un certo punto il suo lavoro da supereroe rischia di fargli perdere l’umanità. Proprio qui la trama trova una serie di spunti interessanti che vale la pena citare. 

Il primo riguarda il tentativo di relazionarsi con persone “diverse” come lui. Il primo è Bruce Banner, alias Hulk, da cui vuole imparare a gestire (tecnologicamente) i suoi poteri che stanno mutando. 

Il secondo personaggio (forse il più interessante del film) è quello di The Punisher, interpretato da Jon Bernthal, in cui il contrasto tra bene e male si risolve positivamente, rendendo “redento” anche il giustiziere senza scrupoli e facendo nascere una relazione di amicizia.

Il terzo è il rapporto con la “supercattiva” del film: la telepatica Jane Grey, interpretata molto bene dalla giovane Sadie Sink. Jane, in questo film, è vista come un’adolescente disadattata non conscia delle sue capacità e che, per questo motivo, ha compiuto azioni riprovevoli.

Non manca il rapporto con Mary Jane che è uno dei motivi centrali della trama e che serve soprattutto a rinsaldare la coppia Zendaya/Holland che ha reso celebre questa serie di Spider-Man, ed anche quello con la nuova Vedova Nera, che rappresenta un’anomala supereroina.

Il film non si sottrae agli effetti speciali, alle scene spettacolari che, nel mondo dei superoi, servono ed hanno lo scopo di intrattenere spettatori che o sono a conoscenza in parte della storia fondativa del personaggio o sono al cinema per divertirsi e per passare un paio di ore piacevolmente, riflettendo sulla proprio vita ma senza essere oppressi dai pensieri. 

Quali sono i motivi per vedere un blockbuster di questo tipo e su cosa vale la pensa riflettere?

Anche questo film, come quello di Nolan, è figlio del proprio tempo. Il personaggio di Spiderman ed i suoi film (tutti quanti quelli che sono stati prodotti) sono figli del mondo post-cristiano. Al contrario dei telefilm di Daredevil, la presenza del divino e della religione è del tutto ignorato (ma lo era anche nella storia originale di Stan Lee e Steve Dikto). Questo la dice lunga anche su come i giovani americani percepiscano il cristianesimo (anche negli USA vi è un declino della frequenza ecclesiastica da parte della più giovane generazione e ciò è dovuto anche in parte al chiaro fallimento di un certo approccio evangelico nei confronti della generazione Z). Allo stesso tempo ci sono dei valori che vanno assolutamente esaminati con attenzione e per cui vale la pena andare a vedere il film.

Il primo riguarda l’uso della violenza. Brand New Day propone un conflitto latente tra l’Uomo Ragno e the Punisher. Ci sono dialoghi dove il contrasto tra i due è evidente: mentre Peter Parker salva le persone e cerca di abbassare il livello di criminalità della città in cui vive, Punisher agisce sulla base della vendetta applicando una sorta di legge del taglione. Alla fine nel film vince il metodo dell’Uomo Ragno che, in parte, convince anche il suo amico a usare lo stesso metodo ed a provare sentimenti di solidarietà verso gli esseri umani.

Il nuovo Spiderman trasmette (o cerca di farlo) un’altra serie di altri valori. Intanto è ambientanto pienamente nella nostra società e mostra quello che è uno dei maggiori problemi oggi della civiltà occidentale, cui abbiamo accennato prima: quello della solitudine. Benché Peter Parker sia un ingegno notevole, il fatto che tutti si siano dovuti dimenticare di lui lo fa vivere in una dimensione autonoma e allo stesso nostalgica. Riemerge così il bisogno di comunità e l’esigenza di dover ricongiungersi, in qualche maniera, agli amici del passato. La maturazione del personaggio passa attraverso tutto ciò e il film mostra come gli esseri umani, nonostante l’eccezionalità della loro individualità, hanno bisogno degli altri. La legge dell’amarsi gli uni gli altri, della solidarietà verso gli altri esseri umani nel film è proposta e ben evidenziata.

Un terzo motivo è quello del disadattamento e del sentirsi diverso. L’incontro con Bruce Banner e Jane Grey serve anche a evidenziare questo aspetto: chi ha superpoteri è “diverso”; la lezione che viene implicitamente data è quella che bisogna imparare a vivere con questa diversità e che non si deve avere paura, pur essendo stati malvagi, di chiedere aiuto e di adattarsi alla società in cui si vive, pur rimanendo con le proprie peculiarità. Si tratta di una soluzione importante: in una società dove spesso la diversità diventa un dis-valore, o dove viene attaccata in nome di valori comuni e superiori, i supereroi marveliani che hanno superpoteri e superproblemi sono un po’ tutti noi. Hanno bisogno di aiuto esattamente come ne abbiamo noi. 

Ultimo motivo, presente in tutta l’ultima serie con Tom Holland, è quello dell’amore di coppia. Holland e Zendaya alla fine interpretano bene questo sentimento anche in questo ultimo film. Al contrario di altri film dove l’amore di coppia è sempre problematico, Zendaya ed Holland rappresentano una coppia che si riconosce nell’altro e che, accanto ad avere alcuni aspetti tradizionali nella sua descrizione, è anche molto contemporanea nel vissuto.

Tutti questi motivi di riflessione ci permettono di dire che Spiderman: Brand New Day è un film da vedere, pensando magari a quanto abbiamo detto, ma senza per questo non farsi travolgere dal fascino dei cinecomics che ancora oggi è presente in questo film e che lo rendono sicuramente godibile.

 

Valerio Bernardi – DiRS GBU


Nota: Le riflessioni contenute in questo articolo sono frutto dell’elaborazione dell’autore. Pur essendo in linea con le Basi di Fede del GBU, i contenuti rappresentano il pensiero del singolo redattore e non impegnano la posizione ufficiale dell’associazione.

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