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C’è speranza per la creazione?

di Las G. Newman

Nel 2010 un professore dell’Istituto di economia e diritto dell’Università della Pennsylvania ha studiato a fondo il problema del riscaldamento globale, una tesi portata avanti da quello che ha definito “l’establishment climatico”, con a capo l’Inter–Governmental Panel on Climate Change (IPCC). Ha accusato l’IPCC e “l’establishment climatico” di mostrare “una tendenza sistematica … a sovrastimare ciò che è effettivamente noto sui cambiamenti climatici, nascondendo al contempo incertezze fondamentali e interrogativi concernenti molti processi chiave coinvolti nei cambiamenti climatici”[1], finendo per sostenere che “praticamente tutte le affermazioni avanzate dai sostenitori del riscaldamento globale non riescono a superare un esame accurato” [2]

Tali opinioni non erano isolate. Poco prima della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Cancun, in Messico, nel 2010, un report specialistico, il cosiddetto “Consensus Buster”, sosteneva che “Più di 1000 scienziati internazionali dissentono sulle affermazioni relative al riscaldamento globale dovuto all’uomo”. Il dossier di 321 pagine avrebbe dovuto “raffreddare ulteriormente gli animi durante il vertice delle Nazioni Unite”. Gli scettici e i negazionisti relativii al clima che hanno redatto il report sostennero che i rapporti dell’IPCC avessero: (a) distorto le prove scientifiche, (b) indotto una sorta di “paura per il clima” e (c) causato uno scandalo nella comunità scientifiche che studiano il clima, scandalo definito “Climategate”.[3]

ECCEZIONALE EVIDENZA SCIENTIFICA
Ora, un decennio dopo, il mondo è allarmato per le schiaccianti prove scientifiche e per l’evidente realtà del riscaldamento globale. È stata dichiarata una “emergenza climatica”. La prova di significative perturbazioni ambientali è ovunque.

• Il 97% degli scienziati mondiali ora concorda sul fatto che il pianeta terra, la sua superficie terrestre, i suoi cieli e gli oceani si stiano riscaldando rapidamente e pericolosamente a un ritmo più veloce del normale.

• Fenomeni quali eventi meteorologici estremi si verificano più frequentemente e con maggiore intensità, provocando inondazioni più distruttive, siccità prolungate, incendi violenti ed estesi, etc.

• L’aumento dell’impatto ambientale derivante dalla crescita della popolazione, dall’urbanizzazione, dall’industrializzazione, dal consumo di energia e dalle emissioni di carbonio, influisce sulla qualità dell’aria, aumenta i rischi di pandemie sulla salute pubblica e minaccia la perdita della biodiversità.

• La scomparsa delle foreste pluviali e la diminuzione della produzione agricola globale hanno aumentato i timori di carenze alimentari globali e aumentano i flussi di rifugiati climatici. Nessuna comunità è al sicuro dalle conseguenze del cambiamento climatico.

DOVREMMO DISPERARE?
A mio avviso, il dibattito sullo stato della terra e sul futuro dell’ambiente sta causando una certa disperazione. Abbondano gli interrogativi. L’attuale vulnerabilità della terra è causata da forze naturali o antropogeniche? La crisi ecologica globale è ciclica, irreversibile e irreparabile? La nostra civiltà, come la conosciamo, è sull’orlo dell’estinzione?[4] Esiste una volontà politica e morale per combattere l’imminente e inevitabile disastro che ci si para di fronte? C’è ancora speranza per la creazione?

Dal punto di vista della Scrittura e della visione biblica del mondo la risposta è decisamente sì, c’è speranza. La speranza cristiana è radicata nel Dio che è il proprietario del pianeta e del mandato biblico per la cura della creazione e per la responsabilità umana. Questa prospettiva ci aiuta ad evitare il fatalismo cristiano, il quale suggerisce che non possiamo fare nulla per evitare o superare la schiacciante sfida posta dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici.

CHE COSA SIGNIFICA PRENDERSI CURA DELLA CREAZIONE?
Dal mio punto di vista, prendersi cura della creazione equivale a prendere consapevolezza, analizzare e agire verso tutto il mondo che ci circonda. Ciò include l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, i vestiti che indossiamo, la casa in cui viviamo, il mezzo di trasporto che utilizziamo, etc. Dovremmo prestare attenzione a tutto ciò che nel nostro spazio sostiene la vita e la salute. Gesù ha richiamato l’attenzione sulla creazione come lezione obiettiva sulla vita, la libertà e la ricerca della felicità. “Guardate gli uccelli del cielo e i fiori dei campi” disse Gesù, “non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?” (Mt 6:26). Dio si prende cura di tutto nella sua creazione, sia esso umano e non umano.

Un promemoria della cura di Dio per la creazione si trova nelle parole di questo inno:

Questo è il mondo di mio Padre,
Gli uccelli innalzano i loro canti,
La luce del mattino, il bianco giglio,
dichiarano le lodi del loro creatore.
Questo è il mondo di mio padre,
Risplende in tutto ciò che è giusto;
Nell’erba frusciante lo sento passare;
Egli mi parla da ogni dove.[5]

Il salmista attira l’attenzione anche sulla creazione come strumento e processo di consapevolezza: “Quand’io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, 4 che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?” (Sal 8:3-4).

Essere consapevoli della creazione implica non solamente esserne curiosi. Significa porre attenzione agli standard ambientali stabiliti dalla comunità in cui viviamo. Tutti i cittadini dovrebbero sapere cosa ci si aspetta da loro, in quanto tali, mentre abitano e condividono lo spazio comune. Siamo davvero consapevoli di quali siano le leggi relative ai rifiuti, come gestirli, come prenderci cura degli spazi comuni, dei nostri parchi, delle spiagge, dei percorsi naturalistici, dei pendii montani e delle aree appositamente protette? Essere consapevoli significa conoscere anche gli accordi politici globali che mirano a proteggere il pianeta terra e la casa che tutti condividiamo. Ad esempio, sapete cos’è l’accordo di Parigi del 2015, concordato da 194 paesi membri delle Nazioni Unite?[6]

Una cosa è essere osservatori ed essere consapevoli. Un’altra è conoscere i fatti e analizzarli. Gli scettici e i negazionisti sui cambiamenti climatici dichiarano di essere agnostici riguardo a fatti su cui concordano la maggior parte degli scienziati. “Nessuno lo sa davvero”, dicono.[7]

Non possiamo ignorare le prove lampanti relative al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. Se lo facciamo, è a nostro rischio e pericolo. La realtà richiede un’azione immediata, capacità di adattamento, mitigazione, conservazione, preservazione e prevenzione degli abusi e del degrado ambientale. L’integrità del pianeta rivendica giustizia. Fare giustizia richiede un’azione, incluso la difesa dell’ambiente, la sua protezione e il perseguimento dei crimini ambientali come l’ampia e sfrenata distruzione della foresta pluviale amazzonica.[8]

PERCHÉ DOVREMMO PREOCCUPARCENE?
I cristiani hanno a cuore l’ambiente per tre motivi principali:

UBBIDIENZA A CRISTO
Gesù disse: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14:15). L’ubbidienza a Cristo è fondamentale per la nostra etica cristiana. Come sottolinea Chris Wright, “distruggere la proprietà di qualcun altro è incompatibile con qualsiasi pretesa di amare quella persona”[9]. Come afferma “l’Impegno di Città del Capo”, “Ci interessiamo della terra, dunque, per la semplice ragione che appartiene a colui che chiamiamo Signore”.[10]

UN VANGELO DA PROCLAMARE
Il Vangelo è per l’intera creazione, umana e non umana. L’intera creazione “geme” e brama la redenzione (Rom 8:18–22). In Cristo, “è piaciutoal Padre di far abitare [in lui] tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli.” (Col. 1:19–20).

UN DONO DA CUSTODIRE
L’Impegno di Città del Capo offre una guida chiara su quale sia la responsabilità cristiana nei confronti dell’ambiente. “Un tale amore per la creazione di Dio esige che ci ravvediamo per la parte che abbiamo avuto nella distruzione, nello spreco e nell’in­quinamento delle risorse della terra e per la nostra collusione con l’idolatria tossica del consumismo. Al contrario, ci impegniamo in una pressante e profetica responsabilità ecologica”.[11] “Pressante e profetica responsabilità” significa intraprendere azioni coraggiose e decisive per salvaguardare il benessere dell’ambiente senza tener conto degli interessi acquisiti e delle forze economiche che si confrontano. Le azioni profetiche e audaci nell’attuale crisi ecologica globale rivelerebbero quanto amiamo e onoriamo il Signore della creazione.

PRENDERSI CURA DELLA CREAZIONE SI ADATTA ALLA MISSIONE EVANGELICA?
La cura della creazione si adatta perfettamente alla missione di Dio. Come Creatore del cielo e della terra, Dio stabilisce la sua creazione per rivelare chi è, per offrirre mezzi di lode e per dichiarare la sua gloria fino ai “confini della terra”, in modo che la terra sia piena della conoscenza della gloria del Signore “come le acque coprono il fondo del mare” (Ab 2:14).

Le missioni evangeliche hanno un ruolo fondamentale da svolgere nella cura della creazione. Come le missioni mediche o la Missionary Aviation Fellowship, l’assistenza alla creazione è cruciale. La portata della crisi ambientale globale è enorme e multi–dimensionale. Colpisce la popolazione mondiale che ora supera i sette miliardi di persone. Ecco perché quando oltre 4.200 leader evangelici provenienti da 198 paesi si sono riuniti a Città del Capo, in Sudafrica, nel 2010, per il Terzo Congresso di Losanna, l’attenzione per la creazione era in cima all’agenda. La prima Consultazione, dopo Città del Capo, è stata su Creation Care and the Gospel, e io ero tra i suoi organizzatori. Tale assemblea, svoltasi in Giamaica nel 2012, ha attirato 57 partecipanti da 26 paesi diversi quali India, Argentina, Bangladesh, Benin, Kenya, Uganda, Singapore, Regno Unito, Stati Uniti e Canada. Le risoluzioni, note come Jamaica Call to Action[12], hanno dato vita al Creation Care Network molto attivo che sta attualmente conducendo una campagna globale a favore della cura della creazione.

COSA POSSIAMO FARE?
Come singoli studenti, docenti, personale e laureati, insieme alle nostre comunità e organizzazioni, possiamo fare molto per fronteggiare la sfida ecologica attuale e futura che abbiamo dinanzi. Ecco ciò che possiamo fare.

1. Prenderci cura della vegetazione che ci circonda. Cogliamo ogni occasione per piantare un albero.
2. Creare o partecipare ad associazioni ambientaliste locali, nell’università o nella comunità.
3. Diventare ambientalisti (se non lo siamo già). Risparmiare energia, acqua, rifiuti alimentari, salvaguardare foreste, oceani e altro.
4. Ridurre le spese energetiche. Cercare fonti di energia alternative. Utilizzare l’innovazione tecnologica per nuovi combustibili, elettricità, etc. Eliminare la dipendenza dai combustibili fossili.
5. Smettere di sporcare lo spazio con la spazzatura. Pianificare attentamente lo smaltimento dei rifiuti. Sostenere il divieto di utilizzo della plastica.
6. Lottare contro la deforestazione. Sostenere la protezione e la conservazione delle nostre montagne, fiumi, bacini idrici, zone umide, barriere coralline, coste e spazi verdi.
7. Sostenere eventi di educazione ecologica e le campagne d’azione (ad es. per il divieto di incendi boschivi, un migliore smaltimento dei rifiuti, l’immissione di nuovi alberi, la protezione della fauna selvatica).
8. Preoccuparsi della sicurezza alimentare per chi ne ha bisogno. L’UNFAO avverte di gravi carenze alimentari causate da prezzi del carburante, siccità, inondazioni, nuovi fenomeni meteorologici violenti ed estremi.
9. Promuovere insediamenti umani adeguati e una migliore politica di accoglienza. (Evitare spartiacque, corsi d’acqua, terre paludose e ambienti vulnerabili e fragili.)
10. Sostenere e garantire un trasporto pubblico che dimezzi le emissioni di CO2, migliorarne l’efficienza, migliorare la qualità dell’aria e creare ambienti pubblici più sani.
11. Sostenere i progetti di lotta alla povertà (ad es. per l’acqua potabile, la microimpresa e l’aumento di posti di lavoro).
12. Garantire che l’ambiente, la casa, la chiesa, il posto di lavoro, la comunità vissuta, sia “verde”, efficiente dal punto di vista energetico, salutare per la vita.
13. Partecipare al dibattito su “sviluppo economico vs la protezione dell’ambiente”, dibattito emerso nel vertice Mondiale di Rio del 1992. Cercare di comprenderne i problemi.
14. Assicurarsi che i leader locali e i responsabili delle politiche comprendano i problemi.
15. Accertarsi che tutti capiscano l’urgente bisogno di un’economia con basso consumo di carbone  e di una società più sana, grazie alla riduzione delle emissioni di CO2 e di altri gas a effetto serra.

CONCLUSIONE
In questo momento di emergenza climatica, tutti devono prestare attenzione e agire. Non dobbiamo rifiutare la scienza, in particolare la scienza climatica, senza un’attenta valutazione di grandi dati scientifici globali sottoposti a revisione paritaria. Rifiutiamo le cosiddette “prove alternative” di dubbio valore scientifico che non sono altro che forme mascherate di ideologia politica o opportunità economica. C’è troppo in ballo. L’umanità sta soffrendo. La speranza è necessaria.

Leggiamo le Scritture con un’ottica ecologica. Le Scritture insegnano tanto riguardo alla cura dell’ambiente e alla responsabilità umana. Unisciti al movimento per la cura della creazione. Mentre Dio opera attraverso di noi, aiutiamo a salvare il nostro pianeta e a salvare vite umane.

DOMANDE PER LA DISCUSSIONE
1. Prega o canta il Salmo 8. Quale atteggiamento nei confronti di Dio e della creazione di Dio ti suggerisce questo Salmo?
2. Leggi Jamaica Call to Action. Cosa ti piace di più? Quali azioni puoi sostenere?
3. Guarda l’elenco di “Cosa possiamo fare?” Che cosa farai, come credente e come studente, per prenderti cura della creazione?

Ulteriori letture

  • Bell, Colin. Creation Care and the Gospel: Reconsidering the Mission of the Church. Peabody, Mass.: Hendrickson, 2016.
  • Bloomberg, Michael, and Carl Pope. Climate of Hope: How Cities, Businesses, and Citizens Can Save the Planet. New York: St. Martin’s Press, 2018.
  • Brown, Edward R. Our Father’s World: Mobilizing the Church to Care for Creation. 2nd ed. Downers Grove, Ill.: IVP Books, 2008.
  • “Creation Care and the Gospel: Jamaica Call to Action.” St. Ann, Jamaica: The Lausanne Movement, 2012. https://www.lausanne.org/content/statement/creation-care-call-to- action.
  • “El Cuidado de la Creación y el Evangelio: Llamado a la Acción.” Santa Ana, Jamaica: El Movimiento de Lausana, 2012. https://www.lausanne.org/es/declaracion-de-la- consulta/cuidado-de-la-creacion-llamado-a-la-accion.
  • “Évangile et Protection de l’environnement : Appel à l’Action.” St. Ann, Jamaïque: Le Mouvement de Lausanne, 2012. https://www.lausanne.org/fr/mediatheque/compte- rendu-de-consultation/evangile-et-protection-de-lenvironnement-appel-a-laction.
  • “Global Warming of 1.5oC.” United Nations Intergovernmental Panel on Climate Change, 2018. https://www.ipcc.ch/sr15/.
  • Hescox, Mitch, and Paul Douglas. Caring for Creation: The Evangelical’s Guide to Climate Change and a Healthy Environment. Minneapolis: Bethany House, 2016.
  • “The Cape Town Commitment.” The Lausanne Movement, 2011. https://www.lausanne.org/content/ctc/ctcommitment.
  • Wright, Christopher J. H. The Mission of God: Unlocking the Bible’s Grand Narrative. Nottingham: InterVarsity Press, 2006.

Las G Newman è stato Associate General Secretary di IFES (International Fellowship of Evangelical Students). Ora è Global Associate Director for Regions del Movimento di Losanna. Vive in (lasnwmn@gmail.com.)

Questo articolo è tratto da Word & World (Issue 8, January 2020) – Tradotto e pubblicato con permesso (ifesworld.org/journal)


[1] Jason Johnston, ‘Global Warming Advocacy Science: A Cross Examination’, Faculty Scholarship at Penn Law 315 (2010): 1, https://scholarship.law.upenn.edu/faculty_scholarship/315.

[2] Lawrence Solomon, ‘Legal Verdict: Manmade Global Warming Science Doesn’t Withstand Scrutiny’, Financial Post, 6 June 2010, https://business.financialpost.com/opinion/legal-verdict- manmade-global-warming-science-doesnt-withstand-scrutiny.

[3] ‘More than 1000 International Scientists Dissent over Man-Made Global Warming Claims: Scientists Continue to Debunk Fading “Consensus” in 2008 & 2009 & 2010’ (Climate Depot, 8 December 2010), https://www.climatedepot.com/2010/12/08/special-report-more-than-1000- international-scientists-dissent-over-manmade-global-warming-claims-challenge-un-ipcc-gore-2/.

[4] Guardian Launches New Series The Age of Extinction’, The Guardian, 18 September 2019, https://www.theguardian.com/gnm-press-office/2019/sep/18/guardian-launches-new-series-the- age-of-extinction.

[5] Maltbie Davenport Babcock, 1901.

[6] ‘The Paris Agreement’ (United Nations Framework Convention on Climate Change, 2015),

https://unfccc.int/process-and-meetings/the-paris-agreement/the-paris-agreement.

[7] Carline Kenny, ‘Trump: ‘Nobody really knows’ if climate change is real,’ CNN.com, December 12,

2016, http://www.cnn.com/2016/12/11/politics/donald-trump-climate-change-interview/.

[8] Tom Phillips, ‘Chaos, Chaos, Chaos’: a journey through Bolsonaro’s Amazon Inferno’. The Guardian, September 9, 2019, https://www.theguardian.com/environment/2019/sep/09/amazon-fires-brazil- rainforest.

[9] Christopher J. H. Wright, The Mission of God: Unlocking the Bible’s Grand Narrative (Nottingham: InterVarsity Press, 2006), 414.

[10] L’Impegno di Città del Capo, Part 1, 7a, Edizioni GBU, p. 31 (https://www.lausanne.org/content/ctc/ctcommitment).

[11] Ibid.

[12] ‘Creation Care and the Gospel: Jamaica Call to Action’ (St. Ann, Jamaica: The Lausanne

Movement, 2012), https://www.lausanne.org/content/statement/creation-care-call-to-action.

Ambientalismo: una religione senza Fondatore

Origini di questa religione
Fin dall’inizio del 1900 gli scienziati anno postulato che fosse in atto un cambiamento climatico e che era causato dai gas serra rilasciati dalla combustione dei carburanti fossili. Non è stato però prima dello sviluppo delle simulazioni al computer che questa tesi trovò un consenso, verso la fine degli anni  ’70. Nel Regno Unito il movimento [ambientalista / ecologista] entrò nel dibattito politico di massa grazie a Margaret Thatcher che nel 1989 sollevò la questione all’ONU. Quasi due decenni dopo è stato approvato il Climate Change Act 2008, che “ha stabilito l’obiettivo di ridurre significativamente le emissioni di gas serra nel Regno Unito, entro il 2050, e un percorso per arrivarci. La legge ha inoltre istituito il comitato sui cambiamenti climatici (CCC) per garantire che gli obiettivi di emissione siano basati su prove e valutati in modo indipendente”.
Nel 2015, le nazioni appartenenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) hanno firmato l’accordo di Parigi. L’obiettivo èa di rafforzare la risposta mondiale ai cambiamenti climatici per mantenere la temperatura media globale al di sotto di 2° C sopra i livelli preindustriali e, se possibile, limitare l’aumento a 1,5° C.

Una delle caratteristiche più sorprendenti del movimento ambientalista sono le sue sfumature profondamente religiose.

Nel 2018, il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), l’organismo delle Nazioni Unite responsabile della valutazione dello stato scientifico relativo ai cambiamenti climatici, ha pubblicato un rapporto sull’impatto del riscaldamento globale di 1,5° C sopra i livelli preindustriali. Tale rapporto è ciò su cui si basa principalmente il movimento ambientalista attuale. Il documento evidenzia, con diversi gradi di affidabilità, le conseguenze osservabili o prevedibili dell’attività umana sulla temperatura globale, nonché lancia un avvertimento sui gravi rischi e sui problemi che il riscaldamento globale rappresenta per le popolazioni umane e animali, tra cui i rischi per la salute e per l’approvvigionamento di cibo e di acqua con le conseguenti ricadute sull’economia.

Il movimento ambientalista nel Regno Unito [ma anche altrove] ha costruito la sua causa sulle prove scientifiche del rapporto IPCC. Con il crescente consenso scientifico, la causa ambientalista si è imposta nella vita comune grazie all’impegno [almeno in Inghilterra] di personaggi quali Sir David Attenborough, la cui serie nel 2018 “Blue Planet II” ha messo in luce drammaticamente il problema dell’inquinamento della plastica.

Anche altri gruppi ambientalisti hanno fatto la loro parte, con l’emergerne di alcuni come Surfers Against Sewage che si sono aggiunti a gruppi di attivisti di lunga data come Greenpeace e i partiti Verdi per portare in primo piano nel dibattito pubblico il problema dell’ambiente. Anche il crescente culto della celebrità che ha investito le figure chiave degli attivisti climatici ha avuto un ruolo significativo. A cominciare da celebrità come Leonardo di Caprio e politici come Al Gore, culminando nell’esaltazione dell’attivista adolescente Greta Thunberg quale eroina del movimento, dopo le sue proteste fuori dal parlamento svedese.

La nascita di Extinction Rebellion (XR) nel 2018 ha rivoluzionato il dibattito. XR ha organizzato proteste di massa in tutto il mondo coinvolgendo milioni di persone e ha catapultato la questione nella coscienza pubblica attraverso le sue strategie di protesta civile pacifica e le manifestazioni di piazza[1]. Il gruppo esprime tre richieste: “dire la verità” sui cambiamenti climatici, “agire ora” e andare “oltre la politica” coinvolgendo i cittadini per affrontare la questione. 

Il movimento ha spinto le preoccupazioni ambientaliste dal margine dell’agenda politica al centro. L’ambiente viene sempre più spesso considerato una questione fondamentale e questo è particolarmente vero tra i giovani.

Di conseguenza c’è stato un successo significativo; per esempio in Inghilterra la Camera dei Comuni è stata costretta ad affrontare il problema. Nel giugno 2019, uno degli atti finali del governo di Theresa May è stato legiferare per il raggiungimento di emissioni nette pari a zero entro il 2050. Tuttavia per molti, un obiettivo come questo non è abbastanza, considerando che XR spinge per abbattere completamente le emissioni entro il 2025.

L’insegnamento biblico sulla preoccupazione ambientale
Possiamo tracciare significativi parallelismi tra le preoccupazioni del movimento ambientalista e l’insegnamento cristiano. La narrazione biblica ci dice che Dio ha creato un mondo “buono” e ha dato all’umanità il compito di prendersi cura e sviluppare questa creazione (Genesi 1-2). Sebbene l’uomo vivesse originariamente in armonia con il creato, tutto ciò è presto collassato, nel momento in cui il peccato entrò nel mondo attraverso il rifiuto opposto a Dio da parte dell’umanità (Genesi 3). Durante il resto della narrazione biblica ci viene ripetutamente mostrato l’effetto devastante del peccato sui nostri rapporti con Dio, tra di noi e con il nostro pianeta:

La terra è in lutto, è spossata,
il mondo langue, è spossato,
gli altolocati fra il popolo della terra languono.

La terra è profanata dai suoi abitanti,
perché essi hanno trasgredito le leggi, hanno violato il comandamento,
hanno rotto il patto eterno.
Perciò una maledizione ha divorato la terra
e i suoi abitanti ne portano la pena;
perciò gli abitanti della terra sono consumati
e poca è la gente che ne è rimasta.
 Isaia 24:4-6

Allo stesso tempo, mentre si manifestata sempre di più la devastazione causata dal peccato, la Bibbia rivela il piano di Dio di ripristinare il suo rapporto con il suo popolo, riscattare le anime, redimere la creazione e unire tutte le cose attraverso e sotto la signoria di Cristo (Efesini 1:9-10).

Infine, i cristiani credono nel giudizio finale e nella giustizia delle leggi di Dio e ciò si applica anche alla terra (Apocalisse 11:18). Inoltre, i cristiani hanno la speranza di un nuovo paradiso e di una nuova terra in cui Dio abita con il suo popolo, in cui non vi è alcuna maledizione e la rottura scatenata dalla Caduta non esiste più (Apocalisse 21-22).

Possiamo tracciare dunque significativi parallelismi tra le preoccupazioni del movimento ambientalista e il cristianesimo.

Tenendo bene a mente quello che abbiamo detto, i cristiani possono affermare e condividere la preoccupazione per la creazione, andando perfino oltre, dato che abbiamo fiducia in un Dio creatore che ci dà buoni doni e ci chiama a onorarlo. Dovremmo detestare il peccato e l’avidità che causano la distruzione e perseguire il comportamento che si prende cura della creazione come Dio la intendeva.

Il quadro biblico ci dà motivo di riesaminare le nostre abitudini relativamente a consumi e spesa. Ci spinge a guardare gli effetti dei nostri stili di vita e a cercare di apportare cambiamenti – non come segno di virtù ma per onorare il nostro creatore. Dovremmo valutare le politiche che sosteniamo e il modo in cui si preoccupano (o non si preoccupano) del mondo. Dovremmo comprendere l’impatto dell’ingiustizia ambientale sui poveri a livello globale e valutare come sostenere le persone più colpite dall’impatto del cambiamento climatico.

Una religione senza speranza
Il movimento ambientalista condivide la visione cristiana della bontà del mondo naturale, e allo stesso modo riconosce che l’avidità, l’egoismo, la sconsideratezza e la malvagità dell’uomo hanno causato la distruzione del pianeta. Tuttavia, manca la speranza cristiana di redenzione e restaurazione, e c’è invece una profonda paura per il futuro. Lo vediamo nelle parole di Greta Thunberg al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2019,

 «Gli adulti continuano a dire “abbiamo il dovere di dare speranza ai giovani”. Ma io non voglio la tua speranza. Non voglio che tu abbia speranza. Voglio che ti venga il panico. Voglio che tu senta la paura che provo ogni giorno. E allora voglio che agisci.»

Questa è la narrazione biblica senza speranza – non c’è promessa di salvezza e la motivazione per agire è la paura.

Il problema fondamentale con il movimento ambientalista nella sua forma attuale è che propugna una religione senza Dio. E in questa religione, la salvezza dipende unicamente dallo sforzo umano e dalla sua volontà. Il riconoscimento diffuso dell’errore umano si trova insieme alla soluzione di trasformazione umana, sia individuale sia sistematica. I commenti di Greta Thunberg al Parlamento nell’aprile 2019 danno un assaggio di tale modello di salvezza, “Nel momento in cui decidiamo di realizzare qualcosa, possiamo fare qualsiasi cosa”.

 Al movimento ambientalista manca la speranza cristiana di redenzione e restaurazione
Eppure i cristiani sanno che non è così. L’Antico Testamento ci mostra pazientemente secolo dopo secolo che gli uomini non riescono a vivere come dovrebbero. Nonostante la pazienza, il perdono e la grazia di Dio, vediamo che gli umani non sono in grado di risolvere il problema più profondo: il peccato. Nonostante tutti i loro sforzi e sacrifici, la legge rimane impotente a salvare: “perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato” (Romani 3:20). L’obbedienza alla legge dell’Antico Testamento non può salvare – piuttosto dimostra la nostra incapacità di salvarci. Questo è qualcosa che il movimento ambientalista fa bene. Anche Isaia 64:6 si dimostra utile in ciò:

 Tutti quanti siamo diventati come l’uomo impuro,
tutta la nostra giustizia come un abito sporco;
tutti quanti appassiamo come foglie
e la nostra iniquità ci porta via come il vento.

Nonostante i nostri migliori sforzi, rimaniamo peccaminosi e imperfetti. Neanche le nostre migliori azioni possono riscattarci.

Attua il cambiamento ma riconosci il salvatore
Il problema cruciale è quindi l’incapacità dell’umanità di affrontare i problemi creati dal proprio peccato. Pur intensificando gli sforzi, questo non verrà risolto. Indipendentemente dalla chiara giustizia del processo decisionale[2], indipendentemente dall’unità con cui le persone rispondono, l’umanità non può affrontare il suo peccato, che è la causa fondamentale della crisi climatica. Anche se il movimento ambientalista fosse unito nella sua causa e avesse una risposta coordinata e costruttiva, gli sforzi umani sarebbero comunque inferiori al cambiamento necessario per invertire il danno e ricostruire una natura fiorente. 

Romani 9 evidenzia chiaramente che la salvezza non dipende dallo sforzo umano ma dalla misericordia di Dio. Il movimento ambientalista nella sua accezione secolare è quindi intrinsecamente difettoso. Noi siamo davvero i responsabili, la distruzione ambientale è chiaramente radicata nel nostro peccato, ma la soluzione può essere trovata solo in altro e “quell’altro” non è Greta Thunberg, Extinction Rebellion o finanche il rovesciamento del capitalismo globale come lo conosciamo.

No, la soluzione è in Gesù, che è Dio diventato uomo, che visse una vita di giustizia ma morì al posto nostro di una morte da peccatore, ma poi risuscitò dai morti tre giorni dopo. 
Per mezzo di tutto ciò ha vinto il peccato e la morte e ha creato la via per la riconciliazione del rapporto con Dio Padre, per la riconciliazione del rapporto con i nostri simili e per la riconciliazione con la stessa creazione. 

Non dovremmo quindi disperare. C’è un Dio di redenzione che cambia i cuori, che spezza il potere del peccato e della morte e trasforma le vite per la sua buona opera. Solo lui fornisce una soluzione e pertanto dobbiamo pregare e portare avanti l’opera di trasformazione del vangelo se vogliamo avere un impatto reale in questo dibattito. Questo non ci esime dall’agire, ma dovrebbe spronarci a prenderci cura della creazione, poiché riconosciamo che “Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti” (Salmo 24:1).

Il nostro ruolo è quindi quello di rispondere alla chiamata, pronunciata alla creazione, a essere buoni amministratori di un mondo che appartiene a Dio, non a noi. La consapevolezza che un giorno Cristo verrà per rendere tutte le cose nuove non ci legittima a non fare nulla, ma ci chiama a fare di più mentre cerchiamo di essere come lui e così in parte a rappresentarlo nel mondo. E mentre lo facciamo, possiamo lavorare con speranza, non disperazione, sapendo che non tutto dipende solo dai nostri sforzi. Non siamo la soluzione, Cristo lo è.

Il problema cruciale è l’incapacità dell’umanità di affrontare i problemi creati dal suo stesso peccato.

Non possiamo quindi aderire pienamente al movimento nel suo stato attuale, perché abbiamo una speranza e una certezza che è assente da esso. 

Dobbiamo anche riconoscere il comandamento di sottometterci ai nostri leader, avendo in Romani 13 l’esempio principale. Ciò non esclude la pubblica protesta e, data la libera democrazia in cui viviamo, questo diritto può essere esercitato. Tuttavia, dovrebbe cambiare il modo in cui protestiamo o facciamo pressione. Dovrebbe cambiare il modo in cui parliamo dei e ai nostri rappresentanti eletti. La Scrittura in particolare estende la nostra sottomissione ai sovrani oltre la pura sottomissione legale e in regime di rispetto e onore (Romani 13:7; 1 Pietro 2:17). Queste caratteristiche dovrebbero essere evidenti in qualsiasi attivismo o protesta in cui siamo coinvolti.

Ma se c’è una cosa che possiamo imparare dal movimento ambientalista è il modo in cui la loro profonda e sentita convinzione di avere un messaggio che tutto il mondo deve ascoltare e a cui deve rispondere, li ha stimolati ad un’azione urgente e costosa. Il fervore di questo movimento dovrebbe sfidare noi cristiani nella nostra evangelizzazione – se il messaggio evangelico è vero, allora dobbiamo condividerlo. Ci preoccupiamo del mondo creato da Dio e perseguiamo il piano di salvezza di Dio con lo stesso tipo di entusiasmo in cui siamo completamente concentrati?[3]  Quanto siamo audaci nel proclamare la salvezza che si trova in Cristo?

Possiamo affermare il desiderio di un mondo migliore, possiamo affermare la chiamata ad agire per prevenire gli effetti distruttivi del nostro peccato sull’ambiente, ma soprattutto dobbiamo parlare della nostra certa speranza. La speranza cristiana non è creata dallo sforzo o dalle opere ma da un salvatore esterno. C’è solo una via d’uscita dal caos creato dal nostro peccato e non siamo noi. Cristo è la nostra sola speranza; lui risolve un problema molto più profondo di cui la crisi climatica è solo una parte. Cristo risolve il nostro peccato. I cristiani mantengono la speranza che un giorno tornerà, fino ” ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall’antichità per bocca dei suoi santi profeti” (Atti 3:21). Solo allora vedremo distruzione del nostro mondo annullata per sempre.

Tom Kendall, coordinatore del network dedicato alla politica dei GBU inglesi.
Traduzione di Claudio Pasquale Monopoli (GBU, Roma)
Traduzione con permesso da BeThinking

Tre domande a Roberto Frache sui cambiamenti climatici

Perché i cambiamenti climatici rappresentano oggi un problema che preoccupa la coscienza di una parte di popolazione mondiale?

E’ indubbio che l’ iniziativa di Greta Thunberg ha suscitato un grandissimo interesse, in particolare nei giovani. Non sono un sociologo e, quindi, non mi addentro in ipotesi interpretative ma credo sia legittimo chiedersi come mai, fino ad oggi, tutto questo interesse sia rimasto sopito o, perlomeno, nascosto. Gli allarmi sono stati numerosi e documentati – vedi l’ enciclica papale “Laudato si” del maggio 2015 – ma sembra che non abbiano scosso la maggioranza delle persone. In ogni caso è evidente che la preoccupazione – laddove esiste – è tipicamente egoistica. Infatti non ci si preoccupa tanto dei danni che subisce il nostro pianeta ma del fatto che questi danni perturbano la nostra esistenza in termini di vivibilità, salute, nutrimento. Anche le insegne che abbiamo visto innalzate nei cortei dei giovani erano in genere riferite al diritto di vivere bene  – oggi e domani- su questa nostra terra piuttosto che al rimprovero per le lacerazioni inflitte alla natura. Spero che il seguito di questo movimento possa farmi ricredere da queste  mie posizioni e porti da una responsabile consapevolezza.

 

  1. Che responsabilità ha l’ uomo in questo scenario?

Le variazioni climatiche si sono verificate da sempre sul nostro pianeta. Ci ricordiamo che la Groenlandia deve il suo nome al fatto che nel medioevo si presentava, almeno nella sua parte meridionale, coperta di vegetazione. Ci ricordiamo ancora che, sempre nel medioevo, popolazioni intere – i walser – varcavano le Alpi attraverso, ad esempio, il Colle del Lyss senza grossi problemi.   Il ruolo dell’ uomo oggi, con le emissioni dei gas serra,  ha contribuito ad accelerare i processi fino ad un vicino punto di non ritorno. Occorre purtroppo anche sottolineare il grado di inquinamento – le “isole” di plastica negli oceani ne sono una testimonianza evidente – che l’ uomo ha immesso nel pianeta. Senza dubbio, anche qui, le pulsioni  egoistiche che mirano alla nostra soddisfazione hanno accresciuto il fabbisogno energetico e, conseguentemente, lo sfruttamento delle risorse naturali. A fronte di una necessità energetica per la sopravvivenza calcolata in circa 2500 kcal/giorno, nell’ occidente consumistico ci si aggira su un fabbisogno energetico di circa 80 – 100.000 kcal/giorno. E’ chiaro che questo modello di sviluppo ci porterà alla lunga alla distruzione del pianeta. Mi chiedo, e forse sono anche qui un po’ pessimista, se i giovani siano coscienti di questi fatti e se siano disponibili alle rinunce dolorose ma necessarie. Saremo in grado, ad esempio, di limitare il numero e gli sviluppi di tutti i “marchingeni” elettronici che sembrano ormai delle appendici naturali del nostro corpo?

 

  1. Quale può essere il contributo dei cristiani affinchè il pianeta e le sue risorse vengano tutelate e valorizzate?

Un punto importante penso sia il sottolineare che il pianeta ci è stato dato dal Creatore in qualità di gestori e non di sfruttatori. Tutta la tematica della salvaguardia ambientale andrebbe vista quindi con una  prospettiva teocentrica e non egocentrica. L’ enciclica già citata, molto corretta sia dal punto di vista scientifico che biblico, sottolinea che “… non si può proporre una relazione con l’ ambiente a prescindere da quella con le altre persone e con Dio. Sarebbe un individualismo romantico travestito da bellezza ecologica e un asfissiante rinchiudersi nell’ immanente” . E’ una direzione corretta ma mi chiedo se il nostro mondo “cristiano” conosca e persegua queste affermazioni. Senza dubbio, come cristiani, portiamo delle responsabilità non avendo insegnato e vissuto sufficientemente il rispetto per il creato. La storia mostra come, ad iniziare dagli scritti dei “padri” della chiesa, il pensiero cristiano si sia rifatto a quello greco più che a quello biblico. Così la teologia cristiana del medioevo è stata debitrice alla filosofia greca: sistemi di ascendenza platonica-agostiniana vedevano nella realtà fisica più un impaccio per lo spirito che un dono dell’ amore di Dio; pensieri di ispirazione aristotelica-tomistica sono stati risucchiati da una deriva metafisica che li allontanò sempre di più dai problemi storici in nome di una salvezza astratta. Ancora, la teologia cristiana è stata debole e silenziosa quando, dall’ umanesimo in poi, la cultura occidentale ha ridotto la natura a puro strumento di cui l’uomo è diventato «maitre et  possesseur» come afferma Cartesio alla fine del suo Discours de la Methode. Eppure i testi biblici, dai più antichi (ad esempio: Esodo 13/9; Levitico 25/1-7) sottolineano il rispetto per la terra, i raccolti, gli animali. I Salmi cantano spesso la gioia e la bellezza della natura (Salmo 95 e 98); Gesù ha mostrato in diverse occasioni di essere un appassionato osservatore dei fiori e degli uccelli del cielo (Matteo 6; Luca 12). Abbiamo quindi, come cristiani, delle responsabilità. Oggi, consapevoli di questo, dovremmo essere in prima linea per esprimere e vivere  il rispetto del creato, dono del Creatore, e muoverci in tutte le direzioni  che portano ad una responsabile gestione dell’ ambiente.

Roberto Frache – già Professore Ordinario di Chimica Analitica presso l’ Università di Genova. L’ attività di ricerca ha riguardato la messa a punto di metodiche analitiche per la determinazione e la speciazione di metalli presenti in tracce in matrici complesse come acqua di mare, sedimenti e organismi. Ha inoltre svolto ricerche sull’ ambiente marino con particolare riguardo al Mare di Ross in Antartide. Ha partecipato, spesso come Responsabile scientifico,  a programmi di cooperazione interuniversitaria in Cile. E’ autore di circa 200 pubblicazioni su riviste internazionali  e di numerose Comunicazioni a Congressi nazionali ed internazionali. E’ stato responsabile del Settore Oceanografia Chimica presso il Consorzio CONISMA e Presidente dell’ Associazione Italiana di Oceanologia e Limnologia. Presso l’ Università di Genova è stato Direttore del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale.

Roberto Frache è anche autore per i tipi di Edizioni GBU di Bibbia e scienza, alla ricerca di un equilibrio (1996)

Eventi

XV Convegno di Studi GBU

Bibbia ed ecologia

Richard Bauckham

30 Ottobre – 1 Novembre 2020
Montesilvano (PE)

 

 

Chi è Richard Bauckham?

Wikipedia in italiano
Wikipedia in inglese
Le pagine web personali

Gesù e i testimoni oculari (Edizioni GBU)
Il Gesù dei Vangeli (Edizioni GBU)

 

Entriamo nel merito

 

 

CHE COSA DICONO DEL CONVEGNO
“Convegno Nazionale dei GBU, che dire? Per me è uno tra i migliori incontri evangelici in Italia. Frequentato da tantissimi giovani e da tanti “diversamente” giovani, mi ha sempre stimolato ed edificato spiritualmente e teologicamente. L’ho sempre vissuto come un momento di confronto spirituale e di grande stimolo intellettuale. Quest’anno non mancherò di certo.”
Giancarlo Farina (Direttore di Casa della Bibbia)

Crescere, informarsi, approfondire tutto questo è il convegno dei GBU. Partecipo ogni anno e mi offre una grande opportunità di crescita e confronto su temi biblici molte volte ignorati.
Angelo Bleve (Pastore della chiesa ADI di San Benedetto del Tronto)

I Gruppi Biblici Universitari hanno dato un senso (biblico) alla mia vita da studente all’Università, un senso riassunto dal loro motto: “Condividere Gesù da studente a studente”. Il convegno annuale è una grande opportunità per scoprire il mondo del GBU: incontrerete studenti, coordinatori, staff, e potrete trovare tantissime ottime pubblicazioni delle edizioni GBU a un prezzo scontato.
Gianluca Nuti (studente magistrale presso l’Università di Padova)

Il convegno Gbu ha caratteristiche abbastanza peculiari. Innanzi tutto, pur essendo pensato espressamente per gli studenti universitari, è utile e interessante anche per chi studente non è ma è responsabilmente interessato alla crescita nella vita cristiana sia sul versante del pensiero che su quello talvolta più complesso dell’etica.
Poi nel suo format.
Un tema specifico, un oratore specializzato sull’argomento, un libro quasi sempre dello stesso oratore che permette di fissare nel tempo il contenuto delle relazione e, last but not least una serie di seminari interattivi che permettono di interagire sull’argomento del convegno e conoscere meglio l’attività GBU.
Ben fatto: parteciparvi è uno stimolo oltreché un piacere.
Gioele Corradini (Già responsabile di una chiesa evangelica di Bologna)

 

Comitato organizzatore:
Giacomo C. Di Gaetano (DiRS – Edizioni GBU);
Johan Soderquist (Segretario Generale GBU);
Davide Maglie (Presidente Ass. GBU – Ass. Amici della Sala di Lettura GBU);
Francesco Schiano (Staff GBU);
Giampiero Picciani (Edizioni GBU)

Per informazioni e contatti: convegnonazionale@gbu.it