Tra Vangelo e potere

Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump.
P. Naso, Torino, Claudiana, 2026.

Recensione di Filippo Falcone.

Il libro di Paolo Naso esce opportunamente e tempestivamente pochi mesi dopo lo scatto iconico che campeggia in copertina. Centralmente, in primo piano, dietro la Resolute Desk dello Studio Ovale, con il capo chino e le mani congiunte in preghiera c’è Donald J. Trump, 47° presidente degli Stati Uniti. Tutt’attorno a lui pastori e ministri evangelical che gli impongono le mani e pregano per lui. Tra loro, dietro al presidente, Franklin Graham, figlio dell’evangelista Billy, e, accanto a lui, Paula White-Cain, Consigliere Senior dell’Ufficio della Fede della Casa Bianca ed esponente del vangelo della prosperità e del carismatismo di marca evangelical. In un certo senso il libro di Paolo Naso è tutto racchiuso in questa immagine: il volume caratterizza il fondamentalismo evangelico americano, elemento religioso che costituisce un fattore di sostegno decisivo nell’ascesa al potere di Donald Trump, e le sue espressioni variamente rappresentate in questa foto. Tali espressioni sono in gran parte difformi e incompatibili tra loro, ma muovono da matrici comuni e trovano nella figura centrale il catalizzatore di quello che si configura come un vero e proprio patto di potere. Trump usa la religione, la religione usa Trump, ciascuno per i propri scopi. Ciò che traspare immediatamente dall’immagine è che “il muro di separazione”, espressione che Jefferson mutua da Roger Williams, che la costituzione americana erge tra stato e chiesa, è qui abbattuto e il potere civile diventa braccio del potere religioso, il potere religioso propagandista del potere civile. La foto sembra fare il verso alle narrazioni dell’Antico Testamento sui re di Israele circondati dai loro falsi profeti, che dicono al re ciò che vuole sentirsi dire, anziché ciò che Dio vuole dire loro.

L’autore, Paolo Naso, già docente di Scienza Politica alla Sapienza, Università di Roma, e

grande conoscitore di cose americane e movimenti religiosi, fornisce un quadro cronologico dei fondamentalismi americani ad ampio ventaglio con un taglio sociologico e politologico che restituisce in particolare gli effetti di alcune visioni teologiche. Il libro si apre con un’introduzione corredata da un glossario, dove opportunamente viene fornita la spiegazione di alcuni termini ricorrenti nel libro e che identificano gruppi e orientamenti di cui il lettore italiano verosimilmente non ha sentito parlare. Le pagine d’apertura non mancano di notare come nel 2024 l’81% del voto evangelical bianco sia andato al presidente eletto.

Il termine “fondamentalista” va fatto risalire, all’interno del mondo protestante americano, a

una reazione alla teologia liberale europea, al vangelo sociale di Walter Rauschenbusch e, in un secondo momento, alla neo-ortodossia di Niebuhr. Tra il 1910 e il 1915 esce in fascicoli una serie di 90 saggi, poi raccolti in quattro volumi dal Bible Institute di Los Angeles (1917), intitolati The

Fundamentals: A Testimony to the Truth, dove si richiamano i fondamenti imprescindibili della fede cristiana. Il fondamentalismo rifiuta l’approccio storico-critico per un approccio storicogrammaticale e fa sua un’ermeneutica letteralista. Il letteralismo fondamentalista non cerca lo spirito, il significato ultimo, nella lettera del testo, ma fa della lettera il proprio spirito. In questo senso, il fondamentalismo finisce per strumentalizzare la Bibbia, anziché lasciare che sia lei a parlare. Non legge, infatti, la Bibbia attraverso Cristo e non fa dell’evangelo la chiave ermeneutica ultima, unica atta a illuminare il testo e mostrarne lo spirito, il significato autentico, oltre la lettera e il dato storico-culturale. Idolatra piuttosto il segno, la forma esterna che può controllare e possedere come un feticcio.

Il fondamentalismo si declina in varie forme. Paolo Naso ne esamina in particolare quattro:

creazionismi, millenarismi, visioni patriarcali della società e della cultura e pentecostalismi, con i loro vangeli della prosperità. Se questi orientamenti a vario titolo contribuiscono a creare il terreno di coltura del Nazionalismo Cristiano, base principale del consenso trumpiano, il libro non manca di notare come inizialmente il fondamentalismo abbia ragioni principalmente spirituali e porti avanti la propria lotta su un piano accademico. È con la commistione tra religione e politica che il fondamentalismo fa un salto di qualità. I suoi presupposti vengono distorti e si affermano identitarismi sempre più marcati. La fede diventa convenzione socio-culturale e lotta politica. La religione finisce per fare un uso strumentale della politica, la politica della religione. Le porte della Casa Bianca si aprono e i costrutti religiosi si politicizzano, quelli politici vengono rivestiti di religiosità. Là dove la fede poggia sul potere umano, anziché unicamente su Cristo, sfumano i confini tra il “già” e il “non ancora”, l’agenda morale e spirituale invade la sfera civile in senso teonomico e il disegno di Dio si realizza attraverso la forza politica e militare. Viene così anteposta una theologia gloriae alla theologia crucis e l’etica della croce, così com’è ritratta nel sermone sul monte, viene accantonata nell’attesa di un regno futuro.

Nel definire la polarizzazione tra chiese storiche, in progressivo declino, e chiese evangelical, in costante crescita, il libro non trascura la presenza di una componente evangelica che, proprio partendo dalle istanze teologiche “verticali” dell’evangelo trascurate dal liberalismo, rifiuta il nazionalismo cristiano e l’etica identitaria della forza e invoca e si adopera per la giustizia sociale, i diritti e la pace. Il volume si sofferma in particolare su Jim Wallis e i Red Letter Christians. Questi ultimi promuovono un ritorno alla Scrittura, alle parole in rosso, le parole di Gesù nei vangeli così come compaiono in varie edizioni della Bibbia in lingua inglese. Proprio nella lettera delle parole di Gesù, i Red Letter Christians trovano lo spirito dell’evangelo e dell’opera di redenzione e riconciliazione di Cristo. Già K. Barth aveva identificato una terza via tra fondamentalismo e liberalismo. Se da un lato aveva affermato che proprio in forza della sua visione altissima della Scrittura mai avrebbe potuto leggerla in senso letteralistico, dall’altro aveva sostenuto che lo spirito (il senso) senza la lettera altro non è che la sublimazione, più o meno religiosamente verniciata, dei moti dell’animo umano, proiezione dell’io. In aperta polemica con il liberalismo e le sue identità ideologiche, riflesso dello spirito del proprio tempo, dichiarava di non voler scegliere tra l’antica dottrina biblica dell’ispirazione e i metodi critici. Qualora, tuttavia, avesse dovuto scegliere, avrebbe scelto la prima. C. S. Lewis riconduce ogni cosa all’immagine concreta del sole, cui non possiamo rivolgere lo sguardo, ma attraverso il quale vediamo ogni cosa e ne conosciamo il vero significato. Così è di Cristo.

Sebbene generalmente non si soffermi sui motivi teologici iuxta propria principia – altro è il suo intento – Dio benedica l’America fa emergere con lucidità e grande discorsività narrativa interi mondi e dinamiche che informano scelte sociali, culturali e politiche diversamente incomprensibili a chi è digiuno di Scrittura, teologia e storia del cristianesimo. D’altro canto, Paolo Naso traccia altresì implicitamente un confine netto tra i vitelli d’oro di una religiosità identitaria, che fabbrica divinità a propria immagine e somiglianza, e la fede, che poggia unicamente sull’evangelo e che quelle divinità decostruisce, ponendo l’uomo al di fuori di sé in Cristo. In questo senso, quella di Paolo Naso è una voce che profeticamente si fa strada tra la breccia nel “muro di separazione” per contestare tutti i re, con i loro falsi profeti.