Tre domande a Luca Ciotta su Dio e il Karma

Qualche settimana fa una donna visibilmente innammorata e commossa per il gesto del suo uomo, un famoso calciatore, gli dedicava un pensiero in cui gli riconosceva il dono del karma, aggiungendo “Dio lo sa, Dio te lo ha dato”.
Quest’affermazione ci ha fatto venire in mento di porre a Luca Ciotta, del CESNUR di Torino, le nostre tre canoniche domande relative al karma (Redazione).

1. Quale potrebbe essere una definizione del karma?

Il karma, in religioni quali l’induismo e il buddhismo dove di fatto nasce e si sviluppa, è la convinzione che le nostre azioni in questa vita condizionino le nostre vite future. Naturalmente, il karma nasce dalla dottrina della reincarnazione, il credere in un susseguirsi di esistenze che nel mondo Occidentale equivale ad un’opportunità, mentre nell’induismo e nel buddhismo viene considerata una realtà dalla quale liberarsi.

Il karma è equiparabile ad una legge: un principio di giustizia retributiva che determina lo stato di una vita e la condizione delle future reincarnazioni come effetto di azioni eseguite in passato.

 

2. Quale l’influenza del karma sulle vite degli uomini?

Lo stato del karma determina dunque il destino delle vite future, procedendo verso reincarnazioni migliori o peggiori.

Non è sempre chiaro il tipo di azioni da compiere per migliorare il proprio karma e quindi il livello della successiva reincarnazione: dipende dalla scuola induista e buddhista di appartenenza e dalla dottrina del maestro a cui ci si sottomesse.

Nel moderno Occidente, il karma di solito si identifica con il destino: una sorta di “fato” non sempre legato ad azioni determinate oppure alla dottrina della reincarnazione.

 

3. Che relazione tra il karma e la Bibbia?

L’idea di una legge meccanicistica di causa – effetto alla quale tutti sono soggetti (anche i cosiddetti “Dèi” nell’induismo) non è presente nella rivelazione giudaico-cristiana, dove è un Dio personale, vivente e relazionale ad incontrarsi con l’uomo ha creato, a guidare i suoi passi e in ultima istanza a valutarlo. Peraltro la reincarnazione, legata indissolubilmente al karma, non è presente nelle Scritture, dove viene affermato chiaramente che è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio (Ebrei 9:27). L’uomo certamente è responsabile delle sue azioni (Galati 6:7), ma davanti a un Dio che lo ama e non di fronte ad una legge irreversibile e impersonale.

Nel Nuovo Testamento l’avvento del Signore Gesù evidenzia la realtà della grazia – peraltro già presente nell’Antico Testamento – ottenuta mediante la fede in Lui che porta al perdono di azioni errate e alla vita eterna in Sua presenza.

Troviamo dunque promesse migliori nella rivelazione giudaico cristiana, particolarmente riferendoci alle conseguenze della venuta e dell’opera del Signore Gesù Cristo.

Nel karma rendo conto a qualcosa, nella Bibbia mi rapporto con qualcuno, le cui meravigliose caratteristiche sono oltremodo convincenti.

 

Luca Ciotta, bibliotecario e ricercatore al Cesnur di Torino (Centro Studi Nuove Religioni)

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